[295.] Leo Ost. l. II. c. 67. p. 387. — Cedr. Comp. Hist. p. 577. — An. Borr. cum notis Camilli Pellegrini p. 150.
[296.] Leo Ost, lib. II. c. 67. p. 389. — Gauf. Malaterra Hist, Sicula l. I. c. 9 et 10. p. 551. — Guilel. App. l. I. p. 257.
[297.] Racconta Leone Ostiense, che essendosi i Normanni impadroniti di molte possessioni di Monte Cassino, e di due fortezze s. Vittore e s. Andrea, ogni giorno riceveasi da loro qualche oltraggio, onde l'abbate del monastero era ridotto a tale, che aveva risoluto di abbandonare il monastero e stabilirsi al di là dei monti. All'improvviso lo stesso conte di questi Normanni, chiamato Rodolfo, o più tosto Rainolfo, giunse a Monte Cassino accompagnato da molti soldati, e si temeva che avesse intenzione di prendere l'abbate e d'ucciderlo, pure egli e le sue genti lasciarono, come vogliono le leggi ecclesiastiche, i loro cavalli e le armi fuori del tempio, in cui essi entrarono per pregare. Mentre stavano inginocchiati avanti all'altare maggiore, i frati serventi del monastero si avventarono ai loro cavalli, ed alle armi, chiusero le porte del tempio, e sonarono campana a martello. Gli abitanti della città accorsero armati di freccie, attaccarono i Normanni che non avevano che le spade per difendersi, e che invano imploravano il rispetto pei sacri luoghi, ch'essi avevano tante volte profanati. Quindici di loro furono ammazzati, il conte posto in prigione, e ricuperate colle forze tutte le possessioni di Monte Cassino, o restituite ai monaci come prezzo della liberazione di Rainolfo. Chron. Mon. Cassin. l. II. c. 71. p. 390.
[298.] Leo Ost. lib. II. c. 87. p. 402.
[299.] Gaufredi Malaterræ l. I. c. 11 et 13. p. 552.
[300.] Guilelmus Appulus l. II. p. 260.
[301.] Gaufredi Malaterræ l. I. c. 14. p. 553.
[302.] Gaufredi Malaterræ l. I. c. 16. p. 553.
[303.] Gaufr. Malaterræ l. I. c. 25 et 26. p. 556.
[304.] Gaufridus Malaterra l. I. c. 35. p. 553. — Guilelmus Appulus lib. II. p. 262.