1168 = 1183.
Tutti gli affari della lega lombarda prosperavano; l'imperatore era stato vergognosamente scacciato dall'Italia ed abbassati i suoi partigiani, e tranne una sola città, ed un solo gentiluomo, avevano tutti dovuto abbandonare il partito reale ed abbracciar quello delle repubbliche. Milano e Tortona, che Federico aveva voluto distruggere, rialzavansi più floride che mai dalle loro ruine; ed una nuova città, fondata in onta del suo potere, gli chiudeva la marca del Piemonte, la sola che, dopo la lega della marca veronese, gli rimaneva aperta: finalmente quantunque egli dividesse tra i suoi figli l'eredità de' commilitoni che aveva perduti nella fatale impresa di Roma, infiniti ostacoli incontrava nell'allestimento d'una nuova armata che lo mettevano fuor di speranza di vincere la triplice alleanza che gli opponevano la religione, la libertà ed il clima.
Da ambo le parti consumaronsi sei anni in approvigionamenti per nuove guerre. Momento importante, momento unico nella successione de' secoli, in cui l'Italia poteva fondare una repubblica federativa; momento sgraziatamente perduto perchè non produsse che una lega passaggiera, una semplice coalizione.
La circostanza singolarmente favorevole per formare un governo federativo è quella di popoli liberi minacciati da potente invasione. Dove regna la libertà, il principio della forza è l'amor di patria; e quest'amore non è mai così appassionato, nè ricerca l'anima più profondamente che allorquando la patria trovasi chiusa entro stretti limiti, ed entro il ricinto delle stesse mura vi presenta la culla della vostra infanzia, i testimonj, i compagni, i rivali tra i quali dovete distinguervi nella carriera che unica vi è aperta, infine l'intero stato, di cui voi ne dividete la sovranità coi vostri concittadini. Nelle piccole repubbliche ognuno si sforza di elevarsi fino al più alto grado cui può giungere l'uomo; e nelle repubbliche federate finchè la libertà è minacciata da potente nemico, ogni piccolo stato che la compone spiega tutta l'energia di cui è suscettibile. Non lentezza nelle deliberazioni, non esitanza nelle misure, perchè un sommo interesse maggiore d'ogni altro riunisce tutti gli animi. È forza difendersi, vincere, rispingere l'invasione, spezzare il giogo del dispotismo. L'entusiasmo, la di cui potenza è sempre superiore a quella d'un governo, comunque forte si creda, riunisce gli stati separati, e dà un centro d'azione, un centro di potenza a quell'ammasso di repubbliche che risguardavasi come sì debole. Le fazioni che sovente dividono le città, si calmano quando possono riuscir dannose alla indipendenza nazionale; o se si agitano ancora, i loro movimenti rimangono stranieri all'amministrazione generale, ed allora poco importa che trionfi l'una fazione o l'altra, perchè la massa del popolo si dirigerà sempre verso lo stesso scopo. Le federazioni che mancano d'unione e di forza allorchè trattasi di conquistare lontane province, fino dalla loro nascita sono eminentemente energiche per difendere la loro libertà[193].
Se diamo un'occhiata alla storia di tutte le federazioni, non ne incontreremo una sola che nata non sia nell'istante di dover respingere l'attacco d'un oppressore; niuna che non abbia trionfato di nemici infinitamente superiori in numero ed in forze. I re macedoni furono vinti dagli Ateniesi, il duca d'Austria dagli Svizzeri, Filippo re di Spagna dagli Olandesi, Giorgio III d'Inghilterra dagli Americani. L'esempio de' Lombardi è ancora più notabile; non ebbero bisogno d'una federazione, ma bastò loro una semplice lega mal organizzata per iscuotere il giogo del più valoroso e potente imperator d'Occidente. Tanto è vero che ne' piccoli stati in cui il sentimento della patria ha tutto il suo vigore, l'amore della libertà è un'arma vittoriosa contro il despotismo.
Una repubblica federativa in Lombardia non poteva trionfare di Federico Barbarossa che nel modo medesimo con cui trionfò la società lombarda; ma la prima dopo il suo trionfo avrebbe saputo meglio preservarsi dalle fazioni, dalle guerre senz'oggetto, dalla corruzione, o dalla tirannia: con una costituzione federativa l'Italia sarebbesi mantenuta libera, e le sue porte non sarebbero rimaste sempre aperte ai conquistatori che si fan giuoco della felicità de' popoli.
Ma il concepimento d'una costituzione federativa è una delle più elevate ed astratte idee che possa produrre lo studio delle combinazioni politiche. Non è quindi maraviglia che uomini appena civilizzati non abbiano potuto afferrarla; che uomini che abborrivano il legame sociale cui erano stati subordinati, uomini che confondevano l'idea della loro salvezza con quella dell'indipendenza della propria città, non volessero ad alcun patto limitare questa indipendenza e rigettassero il pensiero di subordinare alle decisioni di un congresso straniero la pace, la guerra, le imposte, le spese, nel tempo stesso che ricuperavano appunto il diritto di regolare da se medesimi tutti questi oggetti. Dobbiamo compiangerli che non abbiano saputo approfittare più vantaggiosamente della loro situazione, ma dobbiamo ancora scusarli se non seppero innalzarsi a quelle idee che sfuggono talvolta alle meditazioni de' popoli assai più illuminati.
Troppo mancò alla lega lombarda perchè possa risguardarsi come una repubblica federativa, il di cui governo centrale dirizza le relazioni esterne, e ne mantiene la dignità; che anzi si troverà mancante, considerandola solamente come semplice coalizione. Da alcuni atti originali di adesione alla società lombarda, che ci sono stati conservati, vediamo che i confederati promettevano soltanto di non far pace o tregua coll'imperadore e suoi partigiani e di non rallentare la guerra contro di lui senza l'assenso di tutti[194]; promettendo, se Federico scendesse ancora in Italia, d'impugnare le armi contro di lui e contro i suoi aderenti finchè venisse forzato a ripassar in Germania.
Niuna convenzione determinava il numero de' soldati che ogni città doveva all'armata confederata, perchè si suppose che ciascuna adoprerebbe tutte le sue forze per respingere il comune nemico; che quando una delle città più esposte agli attentati del nemico chiederebbe il soccorso delle altre, e si manderebbero tutti i soldati di cui potrebbero disporre senza pericolo. La lega non pensò pure a formare un tesoro pubblico, ed i federati non si obbligavano che all'eventuale contribuzione destinata a rifare i danni della guerra, nel caso che qualche città, soggiacesse alle armi imperiali.