La lega mancava pure di adunanze regolari, alle quali supplivano accidentali unioni dei consoli e dei podestà delle città, che adunavansi per prendere qualche deliberazione in comune, che poi, ritornando alla rispettiva città, assoggettavano all'approvazione de' loro concittadini. I membri del congresso avevano il titolo di rettori dell'associazione delle città, e sceglievano tra di loro un presidente[195].
Nell'assenza dell'imperatore la lega acquistò maggior consistenza, e stendendosi al mezzogiorno d'Italia ricevette i giuramenti delle città della Romagna, Ravenna, Rimini, Imola e Forlì; le quali per altro non sostennero mai con molto zelo la guerra della libertà.
L'imperatore intanto non rimaneva affatto inerte; e, mentre andava allestendo una nuova armata per invadere la Lombardia, cercava con segrete pratiche di separare gli alleati che voleva attaccare. Si provò pure d'entrare in privati trattati col papa, o con Guglielmo re di Sicilia, o con ciascuna delle città; ma tutte le proposizioni che miravano ad isolar gli alleati, furono costantemente rigettate. (1171) Spedì in appresso ai suoi aderenti in Italia, per tenerli a se devoti, Cristiano arcivescovo eletto di Magonza e cancelliere dell'Impero. Questo prelato guerriero attraversò la Lombardia con tanta rapidità, che non si pensò pure ad impedirne la marcia; e giunto in Toscana prese parte nelle guerre di quelle città, strettamente collegandosi con quelle del partito imperiale; ed in tal modo ottenne di formarsi colle loro milizie una ragguardevole armata dipendente da' suoi voleri.
Intanto i Pisani ed i Genovesi continuavano a farsi un'arrabbiata guerra, e la loro discordia aveva divisa tutta la Toscana. Fino del 1169 i Genovesi avevano guadagnata Lucca al loro partito, ed in appresso contrassero pure alleanza con Siena e Pistoja e col conte Guido Guerra il più potente feudatario della Toscana[196]. I Pisani invece eransi collegati con Fiorenza e con Prato, ed essendosi avveduti che l'arcivescovo Cristiano, rappresentante dell'imperatore d'Occidente in Italia, stava per i loro nemici, si rivolsero a Manuele Comneno imperatore d'Oriente, che abbracciava con piacere tutte le occasioni di acquistar credito presso i Latini. Essi spedirono deputati a Costantinopoli, e Manuele ne spedì a loro; ed un'alleanza onorevole e vantaggiosa alla repubblica fu il frutto delle loro pratiche. L'imperator Greco rese ai Pisani le franchigie di cui godevano ne' porti del suo impero, e si obbligò per quindici anni a pagare ogni anno alla città di Pisa cinquecento bisanti d'oro, e due tappeti di seta e quaranta bisanti ed un tappeto al suo arcivescovo[197]. Poteva risguardarsi il danaro come una pensione pagata da uno stato potente ad un debole, ma quella del tappeto, o stoffa di seta è una condizione più straordinaria, un tributo in apparenza umiliante per chi lo dà, glorioso per chi lo riceve; e reca sorpresa che i ministri imperiali lo accordassero. Pure gli ambasciatori greci che dimoravano in Pisa, ammessi in piena adunanza del popolo, convalidarono col loro giuramento questa nuova alleanza.
Quando Cristiano seppe che i Pisani avevano fatto questo trattato, s'indispose più che prima contro di loro; pure, dissimulando il suo mal contento, visitò come ambasciatore di Federico la città di Pisa, siccome quelle di Genova e di Lucca offrendo (1172) l'arbitramento del suo padrone per decidere le loro liti; ma i Pisani che dovevano aver sospetta la sua imparzialità, ricusarono l'offerta, onde l'arcivescovo adirato li pose al bando dell'Impero, spogliandoli in pari tempo del diritto di battere danaro e della sovranità dell'isola di Sardegna.
(1178) In luglio del susseguente anno, Cristiano finse di voler ristabilire la concordia tra le comuni toscane, onde levò il bando pubblicato contro di Pisa, ed essendosi portato in questa città, stabilì avanti al di lei parlamento, ed alla presenza dei consoli delle città rivali, i preliminari di una pace, della quale fece giurare l'osservanza a tutti i consoli presenti. Non molto dopo convocò un'altra dieta a s. Ginasio in Val d'Arno inferiore, ad oggetto, dicev'egli, di dar l'ultima mano al trattato; ma quando v'arrivarono i magistrati di Pisa e di Fiorenza, lì fece arrestare e chiudere in una carcere[198].
Siccome Pisa e Fiorenza non eransi ancora dichiarate contro l'imperatore, nè avevano presa parte alla lega lombarda, avrebbe dovuto risguardarsi come ingiusta ed impolitica la condotta di Cristiano, il quale moltiplicava senza necessità i nemici del suo padrone[199]; pure ottenne l'intento che si era proposto, perchè obbligò gli alleati dell'Impero a porsi senza riserva sotto la sua dipendenza, ed a sostenere più vigorosamente ciò che prima non era che una privata contesa. S'egli si fosse limitato all'ufficio di mediatore, sarebbe rimasto senza credito e senza forze: fatto capo di partito, fu posto alla testa d'una potente armata, che allestirono i Pistojesi, i Sienesi, i Lucchesi ed i gentiluomini della Toscana, dell'Ombria e della Romagna; e con quest'armata si fece a devastare il territorio fiorentino.
Non tardarono i Pisani a spedire in soccorso dei loro alleati duecento venticinque cavalli sotto il comando di due consoli; e facendo ad un tempo una gagliarda diversione nel territorio lucchese, richiamarono i Lucchesi a difendere il loro paese. Il 17 agosto a Ponte fosco, ed il 28 a Monte calvoli furono i Pisani vittoriosi dei loro nemici: ma non furono ugualmente fortunati in mare, ove perdettero in un incontro avuto colla flotta genovese più galere che i loro nemici[200].
Quantunque in questa prima campagna l'arcivescovo Cristiano non riportasse alcun segnalato vantaggio, disciplinò la sua armata e la rinforzò assoldando molti soldati tedeschi che, rimasti in Italia dopo la ritirata di Federico, non tardarono a raggiungere gli stendardi imperiali. In principio del susseguente anno Cristiano condusse le sue truppe ad un'impresa di maggiore importanza.
Quantunque la città d'Ancona non avesse presa parte nella lega lombarda, era diventata esosa all'imperatore Federico ponendosi sotto la protezione di Manuele Comneno. Possessori del miglior porto che forse abbia la costa orientale d'Italia, eransi gli Anconitani dedicati con tanto profitto al commercio di Levante, che i Veneziani, i quali pretendevano d'avere l'esclusivo dominio dell'Adriatico, eransi ingelositi della loro concorrenza. Vero è che la repubblica veneta aveva da principio dato il suo nome alla federazione lombarda, nè finora erasi riconciliata coll'imperatore d'Occidente[201]: ma ad ogni modo preponendo Cristiano a queste considerazioni l'interesse del suo padrone, allorchè risolse d'intraprendere l'assedio d'Ancona, approfittò della gelosia de' Veneziani, e fu potentemente soccorso[202].