I Milanesi, rinvenuti da quella subita sorpresa, s'accostarono alle porte che trovarono aperte ed abbandonate[18], vi appiccarono il fuoco, ma non ardirono d'avanzarsi più in là finchè il nuovo giorno non li rassicurò dal timore d'un'imboscata. Crebbe la loro sorpresa quando videro la città spogliata di gente e di roba, ed il castello di Vico provveduto di soldati e di macchine, e disposto a sostenere un nuovo assedio ancora più lungo di quello di Como, perciocchè gli scogli su cui Vico era fabbricato, lo assicuravano dai danni della zappa e del montone. I Milanesi mandarono allora una deputazione di ecclesiastici ad offrire ai Comaschi una vantaggiosa capitolazione, che fu ben tosto accettata. Venivano conservate ai vinti tutte le proprietà a condizione che prendessero parte in tutte le guerre dei Milanesi, che soggiacessero alle tasse comuni, ed atterrassero le mura di Como, di Vico, di Colognola[19]. In tal modo ebbe fine la guerra comasca; e questa città, ormai incapace di difendersi, rimase lungo tempo in podestà dei Milanesi, e non riebbe la libertà che ai tempi della lega lombarda formatasi sotto gli auspicj di Federico Barbarossa, di cui Como seguì le parti.

La sommissione di Lodi e di Como rese Milano più potente delle sue rivali e di lunga mano più potente, non essendovene altre che avessero città soggette. L'ambizione de' Milanesi crebbe per sì prosperi successi, che li trassero ben tosto in nuove guerre. Abbiamo altrove veduto che avevan preso a proteggere Crema, più borgata che città, dipendente rispetto alle cose spirituali e nelle temporali dal vescovo o dalla città di Cremona. Del 1129 i Cremaschi tentarono di sottrarsi dalla dipendenza di Cremona, ed invocarono il braccio dei Milanesi siccome garanti de' loro privilegi. I Cremonesi invece si rivolsero ai Pavesi, ai Piacentini, ai Novaresi, ai Bresciani, i quali gelosi dell'ingrandimento di Milano, cui avevano essi medesimi contribuito, colsero con ardore questo pretesto per attaccare così potenti rivali.

Questa nuova guerra tra popolazioni di forze quasi pari rimase secondaria a liti di più alto rango, cui avea dato luogo la successione dell'impero. Enrico V era morto senza lasciar figliuoli l'anno 1125. La dieta de' principi tedeschi, riunitasi a Magonza per dargli un successore, erasi divisa fra due Case da lungo tempo rivali, le di cui gare agitarono la Germania e l'Italia, ed i di cui nomi divennero in appresso i distintivi di due opposti partiti. I quattro ultimi imperatori erano usciti da una famiglia che governava la Franconia quando fu fatto imperatore Corrado; famiglia talvolta distinta col nome di Salica, e talora con quello di Gueibelinga o Waiblinga, castello della diocesi d'Augusta nelle montagne dell'Hertfeld[20], dove forse ebbero origine i suoi primi ascendenti; ed i suoi partigiani chiamaronsi poi Ghibellini. Un'altra potente famiglia originaria d'Altdorf possedeva in questi tempi la Baviera, e perchè progressivamente ebbe più principi chiamati Guelfo o Welfo, fu alla medesima ed ai suoi partigiani dato il nome di Guelfi[21]. Gli ultimi due Enrichi e la casa de' Ghibellini avevano sostenute lunghe guerre contro la Chiesa, di cui i Guelfi eransi dichiarati protettori. Quando morì Enrico V, suo nipote Federico d'Hohenstauffen duca di Svevia, che aveva avuta la miglior parte della sua eredità, lusingavasi pure che la corona imperiale non uscirebbe dalla propria casa. Pure la Dieta, dietro i consigli dell'arcivescovo di Magonza nemico della Casa Salica, ne dispose diversamente, proclamando imperatore Lotario, duca di Sassonia, nemico della famiglia Ghibellina[22]. Questo monarca non tardò a stringersi con nuovi legami ai Guelfi, accordando in isposa al loro capo Enrico IV duca di Baviera l'unica sua figlia ed erede che gli portava in dote il ducato di Sassonia[23].

Quantunque Lotario fosse il legittimo successore di Enrico, il passaggio dell'autorità sovrana ad una casa nemica dovea essere cagione di violenti convulsioni allo stato. Nella primavera del 1126 il principe Ghibellino prese le armi, e ridusse la guerra in Alsazia ove possedeva molti castelli; ma in questa prima campagna si trattò la guerra con poco vigore[24].

(1127) Nel 1127 Corrado duca di Franconia e fratello di Federico, tornato di terra santa dove aveva combattuto contro gl'infedeli, rialzò colla sua presenza il partito che d'ora innanzi chiameremo ghibellino: forzò Lotario a levar l'assedio a Norimberga; prese, trovandosi a Spira, il titolo di re, e passò di là in Italia, sperando di prevenire Lotario, e di guadagnare i Lombardi al suo partito[25].

(1128) Di fatti i Milanesi nel 1128 ricevettero magnificamente Corrado qual successore d'Enrico e legittimo monarca. Il clero ed il popolo furon chiamati a parlamento sulla pubblica piazza, in cui Ruggiero Clivelli cavaliere, e Landolfo da s. Paolo, lo storico, deputati dell'arcivescovo, discussero le ragioni dei due competitori innanzi al popolo, il quale chiese concordemente che venisse l'arcivescovo ad incoronare il principe. Questa ceremonia si eseguì in Monza il 29 giugno del 1128, e rinnovossi poi a Milano nella basilica di s. Ambrogio[26].

Frattanto papa Onorio, e le città di Pavia, Cremona, Novara, Brescia e Piacenza eransi dichiarate in favore di Lotario: onde queste città aprirono una Dieta in Pavia per trattare intorno alla guerra da farsi a Corrado; ed i loro vescovi scomunicarono Anselmo, arcivescovo di Milano, colpevole d'aver posta la corona sul capo dell'usurpatore; il quale, indebolito da questa opposizione del clero, non potè dare esecuzione all'impresa che meditava contro Roma, e gli fu forza consumare in Parma un tempo troppo prezioso, aspettando l'esito della guerra che le città lombarde facevansi in apparenza per cagion sua, ma infatti per i particolari loro interessi. Nè in Germania si proseguiva la guerra più vigorosamente, opponendovisi l'indipendenza de' principi e de' prelati dell'Impero, come in Italia, quella della città. Perciò Lotario, che nel 1131 attaccò nuovamente Federico nella Svevia e nell'Alsazia, non ottenne che la distruzione di alcuni castelli (1131) di poca importanza[27]; e quando nel susseguente anno (1132) scese in Italia per le alpi trentine, condusse una così debole armata, che veniva insultata e derisa dagl'Italiani; perchè non s'attentando d'avvicinarsi a Milano, dovette fare un vizioso giro per portarsi a Roncaglia, ove aprì l'assemblea de' giudizj del regno. Il suo emulo Corrado, dopo essere lungo tempo rimasto a carico dei Milanesi e dei Parmigiani suoi alleati, trovandosi sprovveduto di soldati e di danaro, prevenne l'arrivo di Lotario, e si ridusse vilmente, e quasi profugo in Germania[28].

(1133) Pure Lotario colla piccola sua armata si avanzò fino a Roma, ed ebbe la corona imperiale dalle mani di Papa Innocenzo II il giorno 4 giugno del 1133. Ma questa ceremonia, contro l'antica consuetudine, si eseguì nella chiesa di s. Giovanni di Laterano, a motivo che la basilica del Vaticano era occupata dai soldati di Ruggiero re di Sicilia, e dall'antipapa Anacleto, più assai potenti di Lotario[29]: onde, appena incoronato, si affrettò d'abbandonar Roma e l'Italia.

Mentre la lite di questi due sovrani ugualmente deboli, e la debole guerra che si facevano, avvezzava le repubbliche italiane a disprezzare l'autorità imperiale, lo scisma della Chiesa distruggeva il rispetto dovuto ai Pontefici, ed incoraggiava il popolo romano a rendersi indipendente dalla loro autorità.

Questo scisma aveva origine dalla rivalità di due potenti famiglie di Roma dei Frangipane e dei Pietro Leone, le quali s'erano usurpati tutti i diritti della nazione e della Chiesa. Fino da quando mancò nel 1118 papa Pasquale II, queste due famiglie avevano fatto nascere uno scisma; essendosi Pietro Leone dichiarato protettore di Gelasio II, che la Chiesa riconobbe legittimo, ed i Frangipane, coll'ajuto d'Enrico V, fatto consacrare Gregorio VIII conosciuto sotto nome di antipapa Burdino. Lo stesso partito divise del 1130 i Cardinali, che dopo il decreto di Niccolò II eransi arrogati la più essenzial parte delle elezioni. I partigiani di Pietro Leone elessero un suo figlio, che prese il nome d'Anacleto II, mentre l'opposto partito dichiarossi per il Cardinale di sant'Angelo che si fece chiamare Innocenzo II. Ma in questo recente scisma, in cui le ragioni delle parti sembravano bilanciate, la Chiesa[30] si decise a favore della fazione contraria a quella, alla quale dodici anni prima aveva data la vittoria. L'avo di Pietro Leone protettore di Gelasio II era un ebreo convertito; e per questa ragione furono profusi a suo figliuolo Anacleto i nomi d'empio e di sacrilego giudeo, e proclamati difensori della fede quei Frangipane medesimi che dodici anni prima furono dichiarati gli oppressori della Chiesa[31]. Gli scrittori ecclesiastici dimenticaronsi che in questa elezione non era riconoscibile la buona causa, di modo che i due competitori dovevan essere giudicati ugualmente colpevoli, o innocenti. È bastantemente provato che nella elezione del 1130 la maggior parte dei suffragi fu per Anacleto[32]; ma i più rispettabili, ci si dice, riunironsi in favor d'Innocenzo, in ciò più rispettabili che non si associarono agli scismatici[33]. E per tal modo il più grossolano circolo vizioso, il più assurdo sofisma viene adottato come incontrastabile ragione nelle dispute di tale natura.