[45.] Mascov. Com. de rebus Imp. sub Corrado III, l. III, pag. 114. — Otto Fris. Chron., l. VII, c. 22, p. 140. — Id. de gestis Frid. I. l. I, c. 22, p. 656.
[46.] De gestis Friderici I, l. I, c. 27 et 28, p. 662.
[47.] Godef. Viterb. in Pant. pars XVII, t. VII. R. It. p. 461.
[48.] J. de Muller scrive che, stando ad una cronaca di Corbia, duemila Svizzeri delle montagne accompagnarono Arnaldo a Roma, e lo assistettero a ristabilirvi la libertà. B. I, c. 14, p. 410.
[49.] Gunt. in Ligurino, lib. III, p. 43. — Otto Fris. de gestis Frid. I, l. II, c. 21, p. 719. — Le vite dei papi scritte da Bernardo Guidoni, e dal Cardinale di Arragona, t. III, p. 437 439, quasi niente contengono d'importante.
[50.] A torto si è tentato di attribuire ad Arnaldo da Brescia opinioni troppo libere in punto di religione e di governo. Lasciando da banda le prime perchè affatto straniere alla presente storia, non credo inutile il dare qualche schiarimento rispetto alle seconde, trattandosi di un uomo ch'ebbe tanta parte ne' movimenti popolari di Roma e di Brescia; e vedremo che tutta la sua colpa si riduce all'aver predicato contro il dominio secolare del clero. Lunga fu la lotta che sostenne nella sua patria contro il vescovo Mainfredo, il quale faceva ogni sforzo per rialzare in Brescia il prostrato edificio della signoria episcopale, onde andava accarezzando i nobili, mirando a valersi delle forze loro per distruggere i consoli, e farsi egli principe. Lo che conoscendo Arnaldo contrario allo spirito, alle leggi ed all'utilità della Chiesa, animò i consoli ed il popolo ad opporsi agli attentati dell'ambizioso vescovo. Colle scritture e coi sacri canoni mostrava al popolo che i vescovi, siccome descritti in capo alla milizia di Dio, non devono prender parte nelle faccende secolaresche; che come successori degli apostoli debbono esserne gl'imitatori; non essendo giusto che abbandonino la parola di Dio per occuparsi di governi temporali, di milizie, ec. Queste spiacevoli verità annunciate da Arnaldo al popolo con robusta eloquenza, e confermate dalla santità de' suoi costumi, riunirono contro di lui il vescovo, tutto il clero, gli abati ed i monaci, i quali accusando Arnaldo di eresia al concilio lateranese, ottennero, colla calunnia, di farlo condannare. S. Bernardo chiama pessimo scisma, non eresia il titolo d'accusa dato ad Arnaldo. E tale doveva veramente essere in faccia alla corte pontificia la dottrina d'Arnaldo, che non solo non concedeva agli ecclesiastici la superiorità da loro pretesa sopra il temporale dei principi, ma accordava ai principi una piena autorità sopra i beni ecclesiastici per regolarne l'uso a tenore dei canoni.
Obbligato di abbandonare la patria per sottrarsi alle calde persecuzioni del clero, fu alcun tempo a Costanza, e nella Svizzera, di dove passò in Francia per difendere il suo maestro Abaelardo accusato da s. Bernardo. Ma sul principio del pontificato d'Eugenio III si ridusse a Roma per appoggiare colla sua eloquenza e co' suoi consigli la fazione de' Romani, che contrastavano al papa la temporale signoria. E forse vi fu chiamato dai Romani medesimi, conoscendo quanto poteva esser utile al loro partito. Nè Arnaldo mancò alle loro speranze, perchè distinguendo accuratamente le incumbenze ecclesiastiche dalle secolari, persuase al popolo, che il Papa doveva accontentarsi della cura spirituale di tutta la cristianità, ma non addossarsi ancora il peso del governo temporale, la di cui alta ispezione doveva lasciare all'imperator de' Romani suo sovrano, e l'immediata amministrazione al senato ed al popolo romano. A tal fine confortava i Romani non solo a conservare il senato, ma a repristinare ancora tutti gli antichi ordini e costumanze, l'ordine equestre, i tribuni, i censori, i consoli, e l'antica forma de' giudizj e delle milizie. N. d. T.
[51.] Vedasi intorno a questo regno, Mascovius Comment. de rebus Imp. sub Corrado III lib. IV et V.
[52.] Otto Frisin. de Gestis Frid. I. l. II, cap. 2. Scrip. Rer. Ital. tom. VI, p. 699.
[53.] Ibid. — Gunteri Ligurinus lib. I, p. 12. ap. Pitheum.