[223.] Uno degli ambasciatori, Romualdo arcivescovo di Salerno, storico da noi rammentato più volte con lode, ci ha lasciata una assai circostanziata ed interessantissima relazione del suo viaggio e della sua missione. Siamo ben fortunati d'averla, perchè all'epoca presente ci abbandonano quasi tutte le guide che fin qui diressero la nostra narrazione. Questa relazione che comincia nella cronaca di Romualdo t. VII, p. 217, viene ancora riportata negli Annali del Baronio all'anno 1177.

[224.] Il soggiorno del pontefice a Zara risguardato senza dubbio come una specie d'esiglio, diede motivo cento cinquant'anni più tardi all'invenzione d'un favoloso racconto, ripetuto poi ciecamente da tutti gli storici del quattordicesimo e quindicesimo secolo. Si disse che il papa, salvandosi sul mare adriatico dallo sdegno di Federico, venne travestito a procacciarsi un asilo in Venezia; dove, dopo alcuni mesi che vi esercitava in un'isoletta la professione di giardiniere, fu riconosciuto. Allora il doge ed il senato si affrettarono di rendergli i più grandi onori; e venuto a riclamarlo con una potente flotta Ottone figliuolo di Federico, i Veneziani lo sconfissero e fecero prigioniero. Che per tale avvenimento Federico risolse di far la pace; e che ricevuto in Venezia, quando s'accostò per baciare il piede al papa, questi glielo pose bruscamente sul capo, pronunciando queste parole: Ambulabis super aspidem et basiliscum et conculcabis leonem et draconem: cui l'imperatore rispose: non tibi sed Petro, ed il papa replicò: et mihi, et Petro. — Vita Alex. III, ex Amalrico Augerio Scrip. Rer. It. t. III, p. II, p. 373. — Gio. Villani l. V, c. III. — Malavolti Istoria di Siena p. I, l. III, p. 34. — Corio storia di Milano p. I, p. 60. — Il Baronio che smentisce questo racconto ad an. § 4 e segu. Questo romanzo caro ai Veneziani fu illustrato dai più celebri pittori, che ne fecero l'argomento dei quadri che adornano la magnifica sala del gran consiglio della repubblica. Si mostravano non senza orgoglio agli imperatori che visitavano il palazzo di san Marco.

[225.] Il Muratori ne conservò, disser. XLVIII, p. 277, il documento intorno al quale aprirono questa discussione intitolata: Petizione preliminare indirizzata a nostro signore l'imperatore dai rettori di Lombardia, Marca, Venezia e Romagna.

[226.] Baron. ad an. §. 78. — Romuald. Archiep. Saler. Chron. p. 225.

[227.] Sire Raul p. 1192, 1193 — Baron. ad an. 1177, §. 82, 85 — Romualdus Salernit. Chron. p. 225. — Abbiamo, è vero, uno storico lombardo contemporaneo, Sicardo vescovo di Cremona, ma egli parlò di questo negoziato, e della guerra che lo precedette, senza circostanziare i fatti particolari che non avremo motivo di citarlo altra volta. Intorno a questo trattato veggasi Sic. Chron. t. VII p. 602.

[228.] Sire Raul, p. 1192-1193 — Romualdus Salernit., p. 223 — Baron. §. 82, 85.

[229.] Romualdi Salern. Chron. p. 226.

[230.] Baron. Ann. §. 29 — Instrumentum treguæ apud. Murat. Antiq. Ital. disser. XLVIII, p. 283.

[231.] La tregua si dichiarò comune, da una parte a Federico ed al suo partito, cioè Cremona, Pavia Genova, Tortona, Asti, Alba, Torino, Ivrea, Ventimiglia, Savona, Albenga, Casal sant'Evaso, Monvelio, Imola, Faenza, Ravenna, Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Rimini, Castrocaro, i marchesi di Monferrato, Vasto e Bosco, ed i conti di Biandrate e di Lomellina. Dall'altra parte alla società dei Lombardi, composta a quest'epoca di Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Ferrara, Mantova, Bergamo, Lodi, Milano, Como, Novara, Vercelli, Alessandria, Carnesino, Belmonte, Piacenza, Bobbio, Reggio, Modena, Bologna, il marchese Malaspina e gli uomini di S. Cassano e di Doccia.

[232.] Baron. §. 98 et 99 — Romual. Saler. Chron. t. VII, p. 231.