[243.] La lira allora valeva circa lire 63 peso per peso, e lire 25 equivalevano a lir. 1575 d'Italia.
[244.] In questo trattato furono comprese come confederate le città di Vercelli, Novara, Milano, Lodi, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Bologna, Faenza, Modena, Reggio, Parma e Piacenza. L'imperadore dichiarava sue alleate Pavia, Cremona, Como, Tortona, Asti, Cesarea ossia Alessandria, Genova ed Alba. Si lasciò Ferrara in libertà di dichiarare entro due mesi se accedeva al trattato, dal qual favore furono escluse Imola, Castro, san Cassiano, Bobbio, Gravedona, Feltre, Belluno e Ceneda. Venezia non fu nominata perchè, risguardandosi affatto indipendente dall'Impero, non volle con questo trattato sottoporsi alla più leggiere dipendenza.
[245.] Galv. Flam. Man. Flor. c. 215. Scr. Rer. Ital. XI, p. 655.
[246.] Galv. Flam. Man. Flor. c. 223. Scr. Rer. It. t. XI, p. 657.
[247.] Il consiglio di credenza.
[248.] Il Sigonio de Reb. op. omn. t. III, ad an. ed il Ghirardacci l. II, p. 63, riportano questa costituzione all'anno 1128. Tale epoca parmi anteriore assai all'origine di quasi tutte le istituzioni di cui parlano.
[249.] Il Ghirardacci scrive che i consoli ed i pretori governavano a vicenda la repubblica e talvolta congiuntamente, e che l'ultimo aveva la stessa autorità dei consoli, ed inoltre le insegne del potere, cioè il cappello, lo stocco e lo scettro, e che dall'usare queste insegne di podestà venne ai pretori il nome di podestà. N. d. T.
[250.] Sicard. Ep. Crem. Chron. t. VII, p. 602.
[251.] Hugo Falcandus historia sicula t. VII, Rer. Ital. p. 272, e seguenti.
[252.] Ugo Falcando viene risguardato siccome il più eloquente storico del suo secolo, ed ancora del seguente. Fu detto il Tacito della Sicilia; e nel quadro che fece dei delitti della corte di Guglielmo, si possono in fatti ravvisare molti tratti che ci rammentano Claudio e Tiberio quali furono dipinti dal grande storico di Roma: ma Falcando, volendo far pompa d'eloquenza, distrugge l'impressione che vorrebbe fare, e rende sospetta la sua veracità. La sua storia non abbraccia, strettamente parlando, che il regno di Guglielmo il malvagio ed i primi anni della minorità del suo successore, cioè dal 1154 al 1169. Questa storia fu dal Muratori inserita nel t. VII, Rer. Ital.