[153.] Gio. Villani, l. VI, c. 55, p. 193. — Janot. Manetti Histor. Pistorii, p. 1008.

[154.] Orlando Malavolti Stor. di Siena p. I, l. V, p. 65. — Gio. Villani l. VI, c. 56, p. 193. — Scip. Ammir. l. II, c. 1, p. 37.

[155.] Se il Tesoro di Brunetto Latini abbracciava tutte le cognizioni del XIII secolo, i lumi di quel secolo erano ben piccola cosa. Ma quest'espressione usata da chi voleva onorare questo uomo singolare non vuol essere presa letteralmente. N. d. T.

[156.] Gio. Villani l. VI, c. 58, p. 193. — Leonardo Aretino l. II.

[157.] Febida fu quello che si pose in possesso della Cadmea coll'ajuto della fazione aristocratica, e fu deposto e condannato a dieci mila dramme di ammenda.

[158.] Gio. Villani l. VI, c. 62, p. 196. — Leonardo Aretino l. II.

[159.] Poichè i Fiorentini ebbero persuaso il conte Guido a sortire d'Arezzo, gli Aretini nominarono loro podestà Tegghiajo Aldobrandi degli Adimari, uno de' più virtuosi cittadini di Firenze. È questi uno degli eroi ricercati da Dante e trovato nell'Inferno, cant. 16, v. 41, nel cerchio in cui si puniva un cotal vizio associato a tante virtù. Tegghiajo, esposto ad una pioggia di fuoco, cammina senza mai fermarsi sopra una arena ardente col conte Guido Guerra e Giacomo Rusticucci; i quali, quantunque si fossero meritati la collera del cielo, imprimevano ancora un profondo rispetto alla terra. Virgilio, vedendoli avanzarsi, dice a Dante:

«.... a costor si vuole esser cortese;

E se non fosse il fuoco che saetta

La natura del luogo, i dicerei