Che meglio stesse a te che a lor la fretta.»
Diffatti quando Dante ode i loro nomi, sta irresoluto di cacciarsi avanti tra le fiamme per abbracciarli e grida:
«Di vostra terra sono, e sempre mai
L'ovra di voi e gli onorati nomi
Con affezion ritrassi ed ascoltai.»
Nello stesso cerchio e per lo stesso genere di incontinenza era da perpetue fiamme tormentato il maestro di Dante, Brunetto Latini, di cui abbiamo già parlato. È cosa veramente sorprendente che un così vergognoso vizio fosse così comune in una repubblica che sotto ogni altro rapporto era tanto austera e virtuosa; come riesce curioso il vedere in qual modo quegli uomini ad un tempo repubblicani e religiosi risguardavano in quel secolo i giudizj del cielo. Quando li vediamo tributare tanto rispetto a coloro che sono già vittime dell'eterna vendetta, ci sembra di scorgervi quelle idee di fatalismo sulle quali i Greci fondarono le loro tragedie. I delitti di Tegghiajo e di Rusticucci, come quelli di Edipo e d'Oreste sembravano l'effetto della collera degli Dei: ma sotto il peso di questa collera gli uomini non lasciano di mostrarsi ancora grandi.
[160.] Gio. Villani l. VI, c. 63, p. 197.
[161.] Paris Hist. Angl. an. 1254, p. 771. — Raynald. an. 1254, t. XIV, § 2, p. 1.
[162.] Dato dal Laterano il 13 delle calende di gennajo. Epist. Alex. IV, l. II, epis. 7, ap. Raynald. Ann. 1255, § 10, p. 4.
[163.] Monachi Patav. Chron. l. I, p. 687.