[194.] Martedì 4 settembre 1260.
[195.] La battaglia d'Arbia ebbe così importanti conseguenze, che tutti gli storici ne hanno parlato. Noi intorno a questa guerra abbiamo consultato Gio. Villani l. VI, c. 79. p. 209. — Sabae Malespinae hist. rer. Sicular. l. II, c. 4. t. VIII, p. 802. — Ricord. Malesp. hist. Fior. c. 166. 167. p. 989. — Leon Aret, hist. Fior. volg. d'Acciajuoli, l. II, p. 53. — Coppo de Stef. hist. Fior. l. II. — Deliz. degli Eruditi t. VII. — Malavolti stor. di Siena p. II, l. I, p. 17-20. — Flam. del Borgo dell'ist. Pisana Dissert. VI, p. 357. — Giunta Tommasi hist. Sanese p. I, l. V, p. 323-337. — Scip. Ammirato hist. Fior. l. II, p. 112-123. — Annal. Ptolomei Lucensis t. XI, p. 1282. — Breviar. Pisanae hist. l. VI, p. 193. — Ann. Cenuen. Contin. Caffari l. VI, p. 528. — Andrea Dei Chron. Sanese t. XV, p. 29. cum notis Uberti Bentivoglienti. — Marangoni Chron. di Pisa ec. ec. Dante allude più volte a questa battaglia, e pone nell'inferno Bocca degli Abati, fra i traditori della patria. Infer. c. XXII, v. 78, e seguenti.
[196.] Frate Ildefonso di san Luigi, Carmelitano Scalzo, consacrò una vasta e laboriosa erudizione a fare la storia della famiglia de' conti Guidi, e della discordia che gli attaccò a diverse fazioni. Rilevasi da questa storia che questa nobile e potente famiglia possedeva terre in tutte le parti della Toscana, ma specialmente nelle montagne di Pistoja e di Arezzo; che ne aveva pure nella Romagna, e nel ducato di Spoleti, e ch'ebbe in tutto il periodo de' secoli di mezzo grandissima influenza su la sorte della Toscana. Deliz. degli Erud. Tosc. t. VIII, p. 89 a 195.
[197.] Questo discorso viene riferito da Leonardo Aretino e forse fu da lui composto. Abbiamo altrove osservato, che in tutti i discorsi solevasi prendere un testo, e che quando si permetteva ad un oratore di parlare gli veniva domandato intorno a quale testo parlerebbe. Racconta il Villani, ma alquanto oscuramente, che Farinata troppo occupato dei grandi interessi della sua patria, per isvolgere ingegnosamente qualche antico testo, propose due proverbi volgari, e questi ancora confusi in maniera l'uno coll'altro, che non presentavano alcun ragionevole significato. Questi proverbi sono: come asino sape, così minuzza rape. Sì va capra zoppa che lupo non la intoppa; ch'egli travolse così: come asino sape sì va capra zoppa, così minuzza rape se lupo non la intoppa. Egli seppe non pertanto farne applicazione al soggetto, come vedesi nello stesso Aretino. I nemici di Firenze come i vili animali citati nel proverbio non sapevano innalzarsi al disopra delle corte loro viste e delle loro miserabili costumanze; zoppicavano ancora dello stesso piede ed erano disposti a nuocere nella stessa maniera che avevano tentato di farlo in altri tempi affatto diversi. Gio. Villani l. VI, c. 82. — Ricordano Malespini c. 170. — Leonardo Aretino l. II.
[198.] Gli Uberti furono sempre eccettuati dalle tregue concesse alcune fiate ai Ghibellini.
[199.] Dante, Inferno canto X.
[200.] Ciò poteva esser vero rispetto alla Francia, ma in Italia i duelli strettamente tali richiamerebbero l'attenzione de' tribunali. N. d. T.
[201.] Questo trattato di pace fu sottoscritto il 4 aprile 1258 tra i nobili ed i plebei. Corio, Istorie milanesi p. II, p. 115, verso.
[202.] Manipulus Florum, c. 299, p. 685.
[203.] L'anno 1256. Giorgio Giulini, Memorie della città e campagna di Milano l. LIV, p. 131.