Del 1304 le truppe della lega guelfa vennero ad attaccare Alberto in Piacenza; e perchè questa città, ch'egli governava già da quattordici anni, era insofferente di più lunga signoria, si ribellò. I cittadini di Cremona e di Lodi, che non volevano esporre al saccheggio una città vicina e da lungo tempo loro alleata, si ritirarono, lasciando che Alberto combattesse come poteva contro i suoi sudditi. Tutta l'armata guelfa seguì l'esempio de' Cremonesi: ma per lo contrario Giberto da Correggio, ch'era venuto da Parma con due mila soldati in ajuto dello Scotto, entrò in città come mediatore, e consigliò l'amico a ritirarsi al più presto che potesse co' suoi figliuoli, onde sottrarsi alla furia degli ammutinati. Non era appena Alberto uscito di città, che l'amico tentò di farsi proclamare in suo luogo dai soldati che lo circondavano, signore di Piacenza. Ma il popolo, che non aveva scacciato un tiranno per darsene subito un altro, prese le armi, e ripetendo il grido degli Italiani liberi, popolo, popolo! forzò Giberto a ritirarsi all'istante coi suoi cavalieri, senza aver potuto cogliere il frutto del tradimento meditato contro il suo alleato[188].
(1306) Anche le città di Modena e di Reggio ricuperarono due anni dopo la libertà. Nel 1289 Modena erasi data al marchese Obizzo d'Este, e del 1293 passò per diritto ereditario in dominio d'Azzo VIII suo figliuolo. Il 26 gennajo del 1306 il popolo prese le armi e cacciò fuori delle porte il podestà del marchese, sebbene avesse sotto i suoi ordini una guarnigione di settecento cavalli e di mille fanti; richiamò tutti i fuorusciti e ristabilì il governo popolare, manifestando la sua gioja per la ricuperata libertà con feste continue, alle quali i cittadini intervenivano ornati di cinture d'oro e di ghirlande di fiori[189]. All'indomani il popolo di Reggio, diretto dai gentiluomini ghibellini, prese egualmente le armi contro le truppe del marchese, e le costrinse ad uscire di città[190]. Dopo questa rivoluzione non rimaneva alla casa d'Este che la sola città di Ferrara, la quale le fu tolta due anni dopo, quando morì Azzo VIII, come tornerà in acconcio di parlarne nel susseguente capitolo.
Tante rivoluzioni, eseguitesi in nome dei due partiti guelfo e ghibellino, potrebbero facilmente farci credere che recenti motivi di discordia avessero inasprite queste fazioni, e che l'imperatore ed il papa, pei di cui interessi pretendevano di combattere, avessero fatte nuove pratiche per mettere loro le armi in mano. Niente di tutto questo; che anzi Alberto d'Austria, re dei Romani, non si curando punto delle cose d'Italia, era assai lontano dal dare ajuto ai Ghibellini, ed osservava con indifferenza questa bella contrada del suo impero desolata dall'anarchia. Da ciò l'imprecazione di Dante contro di lui:
«O Alberto Tedesco, che abbandoni
Costei che è fatta indomita e selvaggia,
E dovresti inforcar li suoi arcioni,
«Giusto giudizio dalle stelle caggia
Sovra 'l tuo sangue, e sia nuovo ed aperto,
Tal che il tuo successor temenza n'aggia.
«Che avete tu e 'l tuo padre sofferto,