Tali erano gli uomini che improvvisamente la mattina del 13 ottobre 1307 furono imprigionati in ogni angolo della Francia[235]; mentre che Giacomo di Molay, chiamato d'Oriente dal re, era venuto con piena confidenza a porsi in mano de' suoi carnefici. Sopra la deposizione di due malvagi, del priore di Montfaucon condannato per le sue dissolutezze a perpetuo carcere, e di Noffo Dei fiorentino, appiccato in appresso per altri delitti, furono accusati delle più ignominiose ad un tempo e più assurde scelleratezze[236]. Si pretendeva che rinnegassero la religione per la quale combattevano, che autorizzassero la più scandalosa e stomachevole dissolutezza; furono citati alcuni fatti che la storia non può più ricordare, ma che sono smentiti da se medesimi, e tutti questi generosi cavalieri vennero esposti ad orribili torture; loro si prometteva intero perdono ed anche quello dell'ordine, se confessavano le imputazioni che gli si facevano e moltiplicavansi i tormenti fino a cagionar loro la morte se si ostinavano a negarle. Molti cavalieri, vinti dal dolore, confessarono tutto quanto venne loro richiesto; ma quando vollero ritrattarsi, dopo essere usciti di sotto al carnefice, furono dichiarati eretici, recidivi e condannati al fuoco. Coloro, che alla tortura non avevano confessati i pretesi delitti dell'ordine, furono egualmente ritenuti colpevoli: erano preventivamente avvisati che l'ultimo supplicio sarebbe il castigo della loro ostinazione; e questo supplicio era terribile. Ascoltiamo Giovanni Villani, autore contemporaneo, che parla con orrore di tutta questa procedura. «In un grande parco chiuso di legname fece legare, ciascuno a un palo, cinquantasei de' detti Tempieri, e fece metter fuoco a piede, ed a poco a poco l'uno innanzi l'altro ardere, ammonendoli che quale di loro volesse riconoscere l'errore, il peccato suo, potesse scampare; e in questo tormento, confortati dai loro parenti e amici, che riconoscessero e non si lasciassero così vilmente morire e guastare, niuno di loro il volle confessare; ma con pianti e grida si scusavano, com'erano innocenti di ciò e fedeli cristiani, chiamando Cristo e santa Maria e gli altri santi, e col detto martorio tutti ardendo e consumando, finirono la vita[237]

Un poeta francese offre adesso in qualche modo un sagrificio espiatorio alla memoria degli sventurati Templari, facendo spargere a' suoi compatriotti lagrime sui patimenti di que' cavalieri, sui delitti del re, del pontefice, de' loro giudici, de' loro persecutori. Aggiugnendo al merito poetico una rara erudizione, illustrò sommamente gli eroi che chiamò sulla scena. Ma gli stessi contemporanei de' Templari non lasciarono di attestarne l'innocenza: uno de' santi che venera la Chiesa, dichiarò calunniose tutte le accuse fatte a' Templari, le quali non furono inventate, egli dice, che dall'avarizia per ispogliare que' cavalieri de' moltissimi beni che possedevano[238]. Osserva l'annalista ecclesiastico, che quest'asserzione rendesi probabile quando si osserva che i consiglieri di Filippo erano scellerati impostori e calunniatori. Questo re, egli dice, che aveva invasi i beni delle chiese, che aveva oppressi i suoi popoli, che aveva adulterate le monete, spogliati tutti i Giudei del regno, e cercati altri vergognosi profitti che ancora più vergognosamente dissipava, ben potè essere tentato dalle ricchezze del tempio, di cui s'impadronì, dopo avere dichiarato colle sue lettere patenti che le avrebbe rispettate. Guglielmo Ventura, lo storico d'Asti, asserisce pure che questa persecuzione non fu eccitata che dall'invidia e dalla cupidigia di Filippo, il quale odiava i Templari, perchè questi religiosi avevano osato dichiararsi per Bonifacio nella lite tra il pontefice ed il monarca[239]. Molti altri antichi scrittori che si limitano a riferire con sorpresa così strane accuse, non sonosi astenuti dal giudicarle, che per rispetto al giudizio già emesso dalla chiesa nel concilio di Vienna, che del 1311 condannò l'ordine.

Il concilio di Vienna abolì l'istituzione de' Templari in tutta la cristianità, dichiarando i loro beni devoluti all'ordine degli Ospitalieri. Questi beni, che in Francia ed in Italia erano già stati confiscati, furono comperati a caro prezzo dai cavalieri di san Giovanni, che si ruinarono con tale acquisto. Nelle Spagne furono aggiudicati agli ordini militari del paese; in Portogallo servirono a dotare il nuovo ordine di Cristo, formato dai Templari portoghesi, veri rappresentanti di quest'ordine illustre. Ma prima di passare questi beni in mano agli ordini religiosi, i sovrani vollero approfittarne, imitando tutti l'avidità del re francese e spogliandone i Templari, sebbene non insevissero come Filippo contro i cavalieri. A tale epoca l'ordine contava circa quindici mila cavalieri, che tutt'ad un tratto vennero tolti alla difesa di Cristianità[240]. Il grande maestro Giacomo di Molay fu dopo tutti gli altri e dopo la sentenza del concilio mandato al supplicio col fratello del Delfino del Viennese. Molay, sedotto dalle promesse, o cedendo all'orrore della tortura, pare che confessasse alcune delle imputazioni fatte all'ordine: ma quando fu sotto gli occhi del pubblico, si affrettò di ritrattare la confessione che gli era stata estorta coi tormenti, dichiarandosi meritevole della morte per avere ceduto alle istanze ed alle minacce del re[241]. Quasi tutti gli storici raccontano che nell'istante del supplizio, egli, o alcuno de' suoi cavalieri, citò al tribunale di Dio il papa ed il re, intimando loro di comparire entro un anno ed un giorno, per rendere ragione della loro tirannia, giacchè non eravi in terra altro tribunale che potesse giudicarli. Ambedue morirono di fatti entro l'indicato termine. Il signor Raynovard approfittò di questa tradizione:

«Ma in ciel si trova un tribunale augusto

Che invano mai non implorò l'oppresso

Mortale: a questo io ti domando, o papa.

Ancor quaranta giorni! e già ti vedo

Tremante comparir. Alle parole

Tutti fremevan di Molay: ma quale

Sorpresa, quanto orror, qual turbamento