Per terminare la guerra, un motivo assai più potente dell'abbandono in cui trovavansi i Fiorentini, fu la ruina che apportava al loro commercio la guerra tra Filippo di Valois ed Edoardo III d'Inghilterra. Questi due monarchi non erano stati troppo scrupolosi nello scegliere i mezzi di far danaro. Filippo aveva più volte alterate le monete del suo regno, di modo che il fiorino d'oro di Fiorenza, che ne' primi anni del suo regno valeva dieci soldi di Parigi, giunse in breve al valore di trenta. In appresso fece arrestare in un sol giorno (10 aprile 1337) tutti gl'Italiani che commerciavano ne' suoi stati, ed accusandoli d'usura, li forzò a liberarsi con enormi contribuzioni[307]. D'altra parte Edoardo d'Inghilterra aveva scelti per banchieri due negozianti o case di Firenze, ed i prestiti che faceva per loro mezzo, superavano talmente gli assegni del rimborso, che i Bardi trovarono d'avergli prestate cento ottanta mila marchi sterlini, ed i Peruzzi cento trentacinque mila; ossia, fra l'uno e l'altro, sedici milioni trecento mila lire delle nostre lire d'Italia, in un tempo in cui il denaro era cinque o sei volte più raro che a' nostri giorni[308]. Queste due case furono obbligate di sospendere i loro pagamenti, dal che ne risultò per contraccolpo un infinito numero di fallimenti in Fiorenza[309]. Tali furono le circostanze che consigliarono la repubblica ad accettare la pace di Venezia, senza che la sua pubblicazione cagionasse allegrezza nel popolo[310].
CAPITOLO XXXIV.
Bologna sottomessa da Taddeo de' Pepoli. — Guerra de' mercenarj o di Parabiago. — I Genovesi creano il doge. — Celebrità del Petrarca: viene coronato in Campidoglio.
1338 = 1341.
La repubblica di Bologna, posta quasi nel centro dell'Italia, aveva lungo tempo disputato a Fiorenza il primato nella parte guelfa; nè meno popolata, nè meno ricca, o meno commerciante, aveva sopra le città della Romagna quella stessa influenza che Fiorenza sopra quelle della Toscana; finalmente Bologna era resa celebre dalla più antica università d'Italia. Irremovibile pel suo attaccamento alla parte guelfa, questa repubblica aveva acquistati i suoi primi trionfi con lunghe e ruinose guerre. I Lambertazzi e molte migliaja dei loro partigiani erano stati esiliati l'anno 1237, e la loro partenza aveva lasciata la città deserta[311]. Ma i disastri della guerra civile erano stati rifatti dalla uniforme e vigorosa amministrazione del partito vittorioso. Il governo più assodato aveva potuto ponderatamente maturare i suoi progetti ed eseguirli, e procurare allo stato una lunga prosperità. Ora siamo giunti all'epoca in cui questa prosperità ebbe fine. La tirannide del legato Bertrando aveva viziato il principio vitale della repubblica; i cittadini corrotti da alcuni anni di servitù non erano più capaci di reggersi liberi. I loro odj provocati da più gravi oltraggi avevano preso un più feroce carattere; essi non erano più repressi dall'antico spirito pubblico; la salute della patria o il timore di compromettere la libertà più non essendo bastanti motivi per farli tacere, assoggettarono Bologna dopo quattro anni di agitazioni ad una nuova tirannide. Questa, a dir vero, fu più volte rovesciata, ma la libertà che le teneva dietro, non era di più lunga durata, o meno vacillante ed incerta del potere tirannico.
Le recenti fazioni di Bologna eransi manifestate quando Romeo de' Pepoli, il più ricco cittadino di questa repubblica, era stato esiliato: egli morì lontano dalla sua patria; ma suo figliuolo Taddeo vi era stato richiamato in tempo dell'amministrazione del legato. I Pepoli eransi fatti molti partigiani tra il basso popolo e tra la povera nobiltà col mezzo delle loro immense ricchezze di cui usavano generosamente. Essi eransi mostrati zelantissimi per il partito guelfo, ed erano rimasti attaccati al legato più lungo tempo dei Maltraversa loro avversarj[312]. Accusavano essi questi ultimi di favorire i Ghibellini, e quest'accusa poco non influiva sullo spirito del popolo. Alcune illustri famiglie erano attaccate alla loro sorte[313], la più rinomata delle quali era quella dei Bentivoglio, che i suoi genealogisti fanno discendere da Enzio, re di Sardegna e figliuolo di Federico II, che morì prigioniere in Bologna. I nemici di questa famiglia, che doveva un giorno signoreggiare Bologna, dicevano al contrario che discendeva da un macellajo[314].
Poco dopo la cacciata del legato, manifestossi in Bologna una sollevazione, il 27 aprile del 1334, nella quale le due fazioni s'azzuffarono sulla piazza, essendo stati rotti i Maltraversi, saccheggiate le case de' Sabbadini, e tutti i capi di queste grandi famiglie esiliati[315]. I soli Gozzadini erano stati eccettuati da questa proscrizione in ricompensa della parte grandissima che avevano avuta nell'espulsione del legato[316].
La fazione de' Pepoli, per assicurarsi la vittoria, o per raccoglierne i frutti, procedette ben tosto a nuovi atti di rigore contro i suoi avversarj. Tutti i Ghibellini ch'erano stati esiliati coi Lambertazzi, e che in seguito erano tornati a Bologna per condiscendenza del governo, furono di nuovo esiliati in numero di trecento cinquantasette; i loro padri ed i loro fratelli obbligati a fissare il loro domicilio in campagna; e quando gli affari li chiamavano in città, era loro vietato d'avvicinarsi alla piazza sino a cinquanta braccia sotto pena di due mila lire di multa[317].