[345.] Memorie di Sade t. I, p. 30.

[346.] Memorie di Sade t. I, p. 44.

[347.] Gio. Villani l. X, c. 39, p. 625.

[348.] Memorie de Sade, t. I, p. 54.

[349.] «Questo dialetto» così parlò l'A. de Sade del maraviglioso linguaggio di Dante, «questo dialetto era tuttavia assai grossolano, quando Petrarca si degnò di sceglierlo per le sue poesie.» Memor. l. I, p. 80.

[350.]

In questo di Procuste orrido letto

Chi ti sforza a giacer?

Petrarca non impiegò per le quattro rime de' quattordici versi ond'è composto un sonetto, che le più ricche e più sonore desinenze: lo che gli fece più volte trascurare i vocaboli più adattati al sentimento. Imitò ancora le sestine de' Provenzali, piccoli poemi di sei stanze, cadauna di sei versi, dovendo ogni verso essere terminato da un sostantivo di due sillabe, senza che i versi della medesima stanza rimino fra di loro. In cambio di rima, gli stessi vocaboli sostantivi dissillabici devono soli terminare i versi delle seguenti cinque stanze, in modo che la rima che chiude la prima stanza sia principio della seconda, e così di seguito; infinchè cadauno de' sei vocaboli trovisi a suo luogo in fine di ognuno de' sei versi di ciascheduna stanza. Alcune sestine sono doppie, talchè la tortura si protrae per dodici stanze. Il poema si chiude col ripigliare tre versi che devono essere terminati da tre vocaboli de' sei adoperati nelle precedenti strofe. Questo metodico collocamento di vocaboli non offre veruna specie d'armonia all'orecchio, ma non è perciò meno difficile ad eseguirsi, e sottopone il poeta a tante difficoltà, che gli riesce quasi impossibile di conservare il pensiero della sua composizione (ciò sarà accaduto più frequentemente che al Petrarca, ai poeti provenzali).

In quasi tutte le edizioni del Petrarca le sestine sono stampate sotto il titolo di canzoni; ma la 3ª, 21ª, 32ª e 36ª canzoni, sono sestine. La 46ª, Mia benigna fortuna e 'l viver lieto, è una doppia sestina di 12 stanze.