[351.] La canzone 5.ª: O aspettata in ciel beata e bella, destinata ad incoraggiare Carlo IV alla Crociata, può addursi in esempio di questa mancanza di gusto. Questo canto di guerra veramente lirico viene chiuso da questi versi:
Tu vedra' Italia e l'onorata riva,
Canzon, che agli occhi miei cela e contende
Non mar, non poggio o fiume,
Ma solo Amor ec.
[352.] Memorie de Sade t. I, p. 96.
[353.] Memorie de Sade l. II, p. 130.
[354.] Così scriveva nel 1333 quando Giovanni di Boemia entrò in Italia col conte di Armagnac. «Ove troverò io bastanti lagrime per piangere la ruina della mia patria? Terribile destino! quale vergognoso giogo siamo vicini a portare! Nemici mille volte vinti immergeranno ne' nostri fianchi quelle spade che servirono ai nostri trofei, la signora del mondo gemerà nella schiavitù, porterà i ferri fabbricati da mani che furono strette dalle sue catene; e ciò che pone il colmo alle nostre sventure, ciò che i più feroci popoli e lo stesso Annibale non avrebbero veduto senza piangere, la bella, la possente Ausonia pagherà tributo ai Galli, a que' barbari, di cui Cesare non potè comprimere la rabbia, che tingendo del loro sangue i fiumi ed il mare.» Lettera in versi a Bartolomeo Tolomei di Siena. Fran. Pet. Car. l. I, ep. 3. De Sade Mem. l. II, p. 197. Del resto il terrore del Petrarca non fu giustificato dagli avvenimenti. Abbiamo di già veduto che Giovanni di Boemia dopo una campagna senza gloria tornò in Germania; che il conte d'Armagnac fu fatto prigioniero, e l'Italia quasi interamente sottratta a straniero dominio.
[355.] Franc. Petr. Famil. Epist. l. I, ep. 3 e 4. — Memor. de Sade l. II, p. 206.
[356.] Memor. de Sade l. II, p. 330.