[87.] Ist. di Gio. Cambi, t. XXI, Deliz. Erud., p. 1-3.

[88.] Jo. Mich. Brut. Hist. Florent., l. VI, p. 143. — Alfieri seppe valersi di quest'opposto carattere nella sua tragedia della Congiura dei Pazzi.

[89.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 115.

[90.] Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 116. — Jo. Mich. Bruti. Hist. Flor., l. VI, p. 140.

[91.] Machiavelli Ist., l. VIII, p. 361. — Jacopo Nardi Istor. Fiorentina, l. I, p. II. Fa osservare che a' suoi tempi questa legge era tuttavia in vigore. Jo. Mich. Bruti, l. VI, p. 142. Il signor Roscoe, dissimulando la precisa natura di quest'ingiustizia, suppone che spetti ad un'epoca in cui Lorenzo, ancora giovinetto, era lontano dalla patria; ed adduce per prova queste frasi d'una lettera di Luigi Pulci a Lorenzo de' Medici, del 22 aprile 1465. «Ho chiamata più volte felicissima questa tua partenza, acciò che tu non abbi commesso peccato ad ajutare nella sua petizione nuovamente affermata quello con che l'amico di Val d'Arno del Corno, voleva entrare nell'orto del Borromeo per le mura; ovvero con che egli pota le pergole, quando non v'aggiugne d'appiè, col suo pennatuzzo.» Io non intendo abbastanza queste facezie in gergo del volgo, ma non so se il signor Roscoe le intendesse meglio di me. In ogni caso quand'anche si supponga che qui si tratti di Giovanni Borromei, che l'amico di Val d'Arno sia un Pazzi, perchè i Pazzi erano stati signori di Val d'Arno, che queste muraglie di giardino da scalarsi, questo pennato da tagliare le viti, abbiano un senso figurato, e non facciano piuttosto allusione ad imprese pur troppo reali di giovani di diciassett'anni, si tratterebbe pur sempre d'una intrapresa, nella quale Lorenzo de' Medici sarebbe stato compagno dell'amico di Val d'Arno, e sarebbe riuscito, per esempio come il suo matrimonio, non già di un'intrapresa diretta a spogliare quest'amico, la di cui petizione, egli dice, è stata confermata. Rendonsi necessarie più fondate supposizioni per distruggere la testimonianza di due storici quasi contemporanei, ed una legge lungo tempo esistente. Dobbiamo metterci in guardia contro un partigiano che scrive per la propria fazione, contro un adulatore di un principe che scrive per il suo sovrano, ed ancora contro un cittadino, che cerca di dare risalto alla gloria della sua patria: ma potevasi sospettare che a trecent'anni ed a trecento leghe di lontananza, un esperto scrittore impiegherebbe la più vasta erudizione per ingannare sè stesso e gli altri intorno all'importanza, ai diritti ed alle virtù del suo 'eroe? Roscoe Life of Lorenzo, cap. IV. 182. Merita poi osservazione che un dotto italiano, monsignor Fabroni, non abbia in tanti luoghi raddrizzati i giudizj del biografo inglese.

[92.] Vedasi il Priorato. Delizie degli Eruditi, t. XX, p. 140 e seguenti.

[93.] Nic. Macchiavelli, l. VIII, p. 359.

[94.] Niccolò Machiavelli, l. VIII, p. 359. — Scip. Ammirato, l. XXIV, p. 116. — Conjurationis Pactianae Comm. Politiani, p. 6.

[95.] Scip. Ammirato, l. XXIII, p. 114. — Nic. Machiavelli, l. VII, p. 346.

[96.] Allegretto Allegretti Diari Sanesi, p. 782.