[227.] Orlando Malavolti, p. III, l. V, f. 78. — Jacobi Volaterrani Diarium Romanum, p. 108.

[228.] Epist. Petri d'Aubusson ad Pontif. 13 septem. 1480. — Raynald 2-13, p. 286. — Jacobi Volater. Diar. Rom., p. 106. — Ann. Turcici Leunclavii, p. 258. — Diarium Parm. p. 344. — Turco Graeciae Hist. Polit., l. I. p. 26.

[229.] Marin Sanuto Vite dei Duchi di Venezia, t. XXII, p. 1213.

[230.] Demetrius Cantemir, l. III, c. I, § 32, p. 111.

[231.] Marin Sanuto Vita dei Duchi di Venez., t. XXII, p. 1213. Pure il Giannone riduce i morti a soli ottocento, l. XXVIII. Introd., p. 602.

[232.] Jac. Volterrani Diar. Roman.; l. II, p. 110. — Diar. Parm., p. 346-352. Dugento vent'anni dopo quest'avvenimento, la leggenda se ne impossessò, e vi frammischiò il suo maraviglioso; Francesco Maria d'Asti, nel 1700 arcivescovo d'Otranto, scrisse che ottocento martiri preferirono il supplicio all'abjurare, e che condotti in sul luogo in cui dovevano morire, Antonio Primaldi, rimasto capo del clero, dopo la morte dell'arcivescovo Stefano, fu il primo a perdere la testa; ma che il suo corpo, invece di cadere morto, restò in piedi malgrado tutti gli sforzi de' Turchi per atterrarlo, e che coi suoi gesti continuò ad esortare i suoi compagni alla costanza finchè tutti ebbero subito lo stesso supplicio; che allora, dopo gli altri, acconsentì di essere collocato tra gli estinti. Franc. Mariae de Aste in Memor. Hydrunt. Eccles. Epit., l. II, c. II, p. 11. — In Burm. Thes. Antiqu. et Hist. Ital., t. IX, p. VIII.

[233.] And. Navagero Stor. Venez., t. XXIII, p. 1165. — Maria Sanuto, p. 1213. — Alb. de Ripalta Ann. Plac., t. XX, p. 961.

[234.] Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1212.

[235.] Marin Sanuto Vite dei Duchi, p. 1213.

[236.] Rayn. Ann. Eccl. 1480, § 19, p. 289.