STORIA
DELLE
REPUBBLICHE ITALIANE
CAPITOLO XCIX.
Negoziazioni di Lodovico XII in Italia. — Continuazione della guerra di Pisa; questa città, abbandonata dai Veneziani, continua a difendersi. — I Francesi conquistano il ducato di Milano. — Lodovico Sforza vi rientra dopo cinque mesi, ma per tradimento degli Svizzeri è fatto prigioniere a Novara.
1498 = 1500.
Nell'istante in cui il Savonarola, abbandonato dal favore popolare, vedeva cambiarsi in accuse contro di lui quelle rivelazioni con cui aveva in Firenze pasciuti i suoi seguaci, pareva che la più importante sua profezia avesse adesso compimento. Aveva predetto a Carlo VIII che Dio lo aveva scelto per liberare l'Italia dai suoi tiranni e per riformare la Chiesa; dopo ciò mai non aveva lasciato di rimproverargli a nome del cielo irritato la lentezza sua nell'esecuzione di questa grand'opera, e di minacciargli un esemplare gastigo. Il Savonarola aveva cercato di far risguardare come principio di tale gastigo la successiva morte di due delfini, che Carlo VIII perdette in tenera età; ma un nuovo gastigo, diceva egli, minacciava tuttavia il monarca abbandonato in preda ai piaceri, e nello stesso giorno in cui doveva fare sulla piazza di Firenze la terribile prova della sua dottrina, mandando il suo discepolo, Domenico Buonvicini, in mezzo alle fiamme, il 7 aprile del 1498, vigilia della domenica delle Palme, Carlo VIII fu colpito da apoplessia nel suo palazzo d'Amboise, e non si potendo trasportare fuori della galleria in cui allora si trovava, passaggio lordo d'immondezze ed il più indecente luogo di quel palazzo, dice il Comines, fu steso sopra un letto di paglia, ove morì entro nove ore[1].
Carlo VIII non lasciava figli, e la sua corona passava al duca d'Orleans il più vicino principe del sangue. Era questi nato a Blois, il 27 di giugno del 1462; era figlio di Carlo, nipote di Lodovico, lo sposo di Valentina Visconti e pronipote di Carlo V. Questo principe quantunque genero di Lodovico XI, ed il più prossimo erede del trono aveva passati i suoi giorni fra le sciagure; si era più volte fatto capo dei partiti malcontenti della Francia, aveva a vicenda sofferti i mali della prigionia e dell'esilio, ed aveva dalla fortuna avuta la sola educazione, che possa far conoscere ai re la condizione degli altri uomini. Era giunto ai trentasei anni quando salì sul trono sotto il nome di Lodovico XII, e sebbene non fosse provveduto di una mente assai vasta e capace di lunga applicazione, sebbene avesse manifestata la propria debolezza col continuato bisogno di un favorito; non pertanto ispirava agli stati limitrofi maggiore considerazione e timore assai che non Carlo VIII, di cui ne avevano conosciuta l'instabilità e l'inapplicazione[2].