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JACK LONDON

Credo che non vi sia scrittore il quale abbia vissuto e sofferto, amato e odiato con tanta disperata e selvaggia intensità, come Jack London. I Gorki, i Dostoiewski, gli Upton Sinclair, i Rimbaud, i Baudelaire, tra miserie fisiche e morali, hanno saputo, sì, rappresentare visioni mai concepite da altri, ma vivendo una vita che, per quanto agitata, non soffrì che in parte del grandioso e avventuroso travaglio che agitò l’esistenza dura ed eroica del grande scrittore americano, le cui opere suscitano in noi sentimenti di paura e di tenerezza, di amore e di dolore e, soprattutto, di ammirazione. Ci pare di trovarci di fronte all’uomo delle caverne che riveli alla nostra sensibilità moderna i misteri e le ferree leggi della vita primitiva.

Perciò, con senso di pena, ho visto in questi giorni pubblicata, a cura del Prezzolini, la prima traduzione italiana di uno dei romanzi di Jack London, «Il lupo di mare», come uno dei tanti libri per ragazzi. Poveri innocenti! Le opere di London affidate nelle mani di adolescenti che s’affacciano alla vita, e non conoscono ancora il male, e ignorano i feroci egoismi degli uomini, la cecità del Dio cristiano, le leggi inesorabili della natura? Quale errore!

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La favola di questi romanzi, per quanto avventurose ne siano le vicende e pittoresco il paesaggio entro il quale si svolge, appare poca cosa in confronto dello spirito realistico che l’ànima e della visione totale della vita e del destino dell’uomo che l’autore vuole e riesce a comunicarci. Egli mira al nostro cuore e alla nostra coscienza, più che alla nostra mente e alla nostra fantasia, da selvaggio armato di frecce avvelenate e infallibili. Ossequiente alle leggi naturali della vita che accomunano l’uomo all’animale, nella foresta, egli ci mostra, a fini sociali, nell’animale, l’uomo, e gli istinti dell’uno nell’altro, rivivendo, con profondo senso primigenio, selvagge emozioni ereditarie che dormono nella natura umana, attraverso il ricordo di antenati preumani e di migliaia di generazioni.

Così che si ripensa, per associazione d’idee, alle crudeltà della guerra mondiale, agli errori ed orrori della rivoluzione russa, ai massacri degli ebrei, alle violenze dell’attuale guerriglia sociale, alle aberrazioni quotidiane della vita umana costantemente insidiata da brutale malvagità, e vien fatto di pensare: — Possiamo, dunque, senza vergogna, affermare d’essere fatti ad immagine di Dio? O non forse è vero che anche noi, come gli altri animali, barcolliamo nelle tenebre, spinti dagl’istinti più bassi, che nelle forme più estreme e più elementari sono legge di vita per i cani e per i lupi? Pare oggi, infatti, che la legge della mazza e dei denti abbia sopraffatto millennî di diritto civile, e ci riconduca in pieno mondo londoniano, dove il più forte, per istinto, non per crudeltà, abbatte ed uccide il più debole, divorandoselo poi, e la ferocia della passione sensuale fa strage, e i maschi si uniscono e combattono insieme sotto il pungolo della fame, e s’uccidono l’un l’altro appena il pungolo è attenuato, ciascuno conducendo via la compagna quando ha ucciso i rivali. Solo ritegno conosciuto, in questo mondo primigenio, è l’istinto della propria conservazione, che tiene unito il maschio alla femmina e spinge il maschio a nutrirla! Dappertutto è libertà assoluta, dappertutto è la paura della morte onnipresente e sovrana.