Non vi era alcuna speranza per lui. Buck era inesorabile. La compassione era una cosa serbata per climi più miti. Preparò l’ultimo attacco. Il cerchio s’era ristretto tanto ch’egli poteva sentire l’alito degli kuskies ai suoi fianchi. Poteva vederli, oltre Spitz e da ogni lato, mezzi rannicchiati per lanciarsi, con gli occhi fissi su lui. Seguì come una pausa. Ogni animale era immobile, come pietrificato. Soltanto Spitz tremava col pelo irsuto mentre barcollava, ringhiando terribilmente e minacciosamente, come se volesse spaventare la morte imminente. Alla fine, Buck balzò avanti e balzò indietro, ma in quell’ultimo balzo in avanti egli aveva alla fine raggiunta la gola del suo nemico. L’oscuro cerchio divenne un punto sulla neve innondata dalla luce lunare, allorchè Spitz scomparve. Buck rimase da un lato a guardare, campione fortunato, primordiale bestia dominante che aveva ucciso e che aveva trovato piacere nell’uccidere.
CAPITOLO IV. COLUI CHE HA GUADAGNATO IL PRIMATO.
— Eh! Che dicevo? Dicevo il vero quando asserivo che Buck vale per due diavoli.
Fu questo il discorso di François la mattina dopo, quando scoprì che mancava Spitz e che Buck era coperto di ferite. Lo tirò vicino al fuoco e alla luce del fuoco mostrò le ferite.
— Quello Spitz combatte come un diavolo, — disse Perrault, mentre esaminava gli squarci e i tagli.
— E questo Buck combatte come due diavoli. — fu la risposta di François. — Ed ora potremo guadagnar tempo. Non più Spitz, non più disordine, per certo.
Mentre Perrault impaccava gli attrezzi dell’accampamento e caricava la slitta, il conducente incominciò a porre i finimenti ai cani. Buck trottò subito al posto che Spitz avrebbe occupato come capo del tiro; ma François, non badando ad esso, condusse Sol-leks alla bramata posizione. A suo giudizio, Sol-leks era il miglior cane che rimaneva per dirigere il tiro. Buck si slanciò furioso su Sol-leks, spingendolo via e prendendone il posto.
— Eh? eh? — gridò François battendo le mani allegramente. — Guardate un po’ Buck. Ha ucciso Spitz, e crede ora di prenderne il posto.
— Via! via di qui, stupido! — gridò, ma Buck non si mosse.
Afferrò Buck per la collottola del collo, e benchè il cane ringhiasse minacciosamente, lo trascinò da un lato e rimise a posto Sol-leks. Il vecchio cane non era punto contento, e mostrava chiaramente che aveva paura di Buck. François era cocciuto, ma quando voltò le spalle, Buck scacciò via nuovamente Sol-leks, che era contento di andarsene.