— Ehi! Buck, svegliati! — Allora l’altro mondo svaniva e il cane apriva gli occhi sul mondo reale, e s’alzava e sbadigliava e si stendeva come se veramente avesse dormito.
Il viaggio era così faticoso, con la posta da tirare, che il duro lavoro li rese esausti. Erano diminuiti di peso e in cattive condizioni, quando arrivarono a Dawson, e avrebbero dovuto avere almeno una settimana o dieci giorni di riposo; ma due giorni dopo riscendevano la riva dello Yukon dalle Barracks, carichi di lettere per la gente di fuori. I cani erano stanchi, i conducenti brontolavano, e per aggravare le cose, nevicava ogni giorno. Le conseguenze erano: un terreno molle, maggiore attrito per gli strisci, e maggiore fatica per i cani nel tirare; tuttavia i conducenti si mostrarono giusti durante l’intero viaggio, e fecero del loro meglio per gli animali.
Ogni notte le prime cure erano per i cani. Essi mangiavano prima dei conducenti, e nessun uomo pensava di coricarsi prima di avere esaminate le zampe dei propri cani. Tuttavia, i cani perdettero le loro forze. Sin dal principio dell’inverno avevano percorso mille ottocento miglia, trascinando slitte per tutta la faticosa distanza; e mille ottocento miglia lasciavano una profonda impronta anche sugli organismi più induriti alle fatiche. Buck resisteva, tenendo i suoi compagni al lavoro e mantenendo disciplina, benchè egli, pure, fosse molto stanco. Billee si lamentava e sussultava ogni notte durante il sonno. Joe era bisbetico più che mai, e Sol-leks era inabbordabile, tanto dal lato dell’occhio cieco che dall’altro lato.
Ma era Dave che soffriva più d’ogni altro. Doveva avere qualche malanno. Divenne sempre più cupo e irritabile, e quando s’accampavano, faceva subito la sua buca per dormire e il conducente andava a dargli il pasto nella buca. Una volta fuori dai finimenti s’accasciava e non si rialzava più sino all’ora di essere attaccato, al mattino, alla slitta. Talvolta, in cammino, quando era scosso da un improvviso arresto della slitta, o si forzava per smuoverla, gridava di pena. Il conducente l’esaminò ma non potè trovar nulla. Tutti i conducenti s’interessarono al caso: ne parlavano durante i pasti, e durante le loro ultime pipate prima di coricarsi. Una sera tennero consulto. Dave fu condotto fuori del suo ricovero al fuoco, e fu toccato e tastato sinchè gridò più volte. Qualche cosa c’era che gli faceva male, ma non poterono trovare alcun osso spezzato, nè altra ragione del male.
Quando raggiunsero Cassiar Bar, il povero cane era così debole che cadde ripetutamente sotto i tiranti. Lo scozzese di sangue misto fece fare una fermata e levò Dave dal tiro, ponendo sotto la slitta, al posto di esso, Sol-leks, ch’era il secondo del tiro. L’intenzione del conducente era di fare riposare Dave, lasciandolo correre libero dietro la slitta. Malato com’era, Dave soffriva di essere tolto dal tiro, brontolando e ringhiando mentre lo staccavano, e mugolando, col cuore spezzato, quando vide Sol-leks nel posto ch’egli aveva tenuto amorosamente per tanto tempo. Chè egli aveva l’orgoglio del cammino e del tiro, e, quasi moribondo, non poteva sopportare che un altro cane facesse il suo lavoro.
Quando la slitta s’avviò, si dibattè nella neve lungo la via battuta, attaccando con i denti Sol-leks, lanciandoglisi addosso e cercando di farlo ruzzolare dall’altra parte della neve soffice, sforzandosi di saltare tra i tiranti e di porsi tra lui e la slitta, e tutto il tempo ululando e abbaiando e piangendo di dolore e di pena. Il conducente cercò di allontanarlo con la frusta; ma il cane non badava al bruciore delle frustate, e l’uomo non aveva coraggio di colpirlo più forte. Dave non volle correre tranquillamente seguendo la traccia dietro la slitta, dove era agevole andare, ma continuò ad affaticarsi lungo la slitta nella neve soffice, dove era straordinariamente difficile procedere, finchè fu esausto. Allora cadde, e rimase lì, ululando lugubremente, mentre la lunga fila delle slitte gli passava innanzi.
Con le forze che gli rimanevano, riuscì a trascinarsi barcollando dietro le slitte finchè non fu fatta una nuova fermata e allora si lanciò sino alla sua slitta, e si fermò al fianco di Sol-leks. Il conducente di questa indugiò un momento ad accendere la pipa dall’uomo che veniva dietro a lui: poi ritornò sui suoi passi e diede il via ai cani. Essi balzarono innanzi, con notevole facilità, senza sforzo alcuno; volsero le teste dubbiosi e si fermarono sorpresi. Anche il conducente era stupito: la slitta non s’era mossa. Egli chiamò i suoi compagni a osservare l’accaduto. Dave aveva spezzato coi denti tutt’e due i tiranti di Sol-leks, e stava davanti alla slitta, al suo posto.
Egli supplicò con gli occhi perchè lo lasciassero là. Il conducente era perplesso. I suoi compagni raccontavano come un cane può avere il cuore spezzato se gli venga negato il lavoro che l’uccide, e ricordavano casi in cui cani, troppo vecchi o feriti, erano morti perchè erano stati tolti dal tiro. Inoltre, ritenevano che era un atto di pietà, poichè Dave doveva in ogni caso morire, lasciarlo morire sotto il tiro, a cuor leggero e contento. Sicchè gli furono rimessi i finimenti ed egli ricominciò a tirare orgoglioso come un tempo, benchè più di una volta gridasse involontariamente, per il dolore del male interno.
Parecchie volte cadde e fu trascinato dai tiranti, e una volta la slitta lo travolse, sicchè da allora in poi zoppicò ad una gamba posteriore.
Ma resistette fino a che non pervennero all’accampamento, e il conducente fece un giaciglio accanto al fuoco. All’alba, era troppo debole per viaggiare. Al momento di attaccare la slitta, cercò di trascinarsi sino al suo conducente. Con sforzi convulsi riuscì a porsi in piedi, barcollò e cadde. Allora si trascinò penosamente e lentamente sino al luogo dove stavano ponendo i finimenti ai suoi compagni. Metteva innanzi le sue zampe anteriori e trascinava il suo corpo con un movimento sussultorio: poi rimetteva innanzi le zampe, e ancora si trascinava per qualche pollice. Sinchè le forze non l’abbandonarono, alla fine, e i suoi compagni non lo videro per l’ultima volta boccheggiante nella neve, e anelante verso di loro. Poterono udire il cane che ululava lugubremente finchè non scomparvero dietro una fila di alberi, lungo il fiume.