— Non badare a quello che dice. Tu conduci i nostri cani, e devi fare quanto credi meglio.

La frusta di Rico s’abbattè nuovamente sui cani. Essi tesero nuovamente i pettorali, puntarono i piedi sulla neve battuta, s’incurvarono su di essa, e impegnarono tutta la loro forza. Ma la slitta tenne duro, come se fosse un’ancora. Dopo due di quegli sforzi, i cani si fermarono, ansanti. La frusta fischiava furiosamente, allorchè Mercede s’interpose nuovamente. Cadde in ginocchio davanti a Buck, con lagrime agli occhi, e gli pose le braccia attorno al collo.

— Poverino, poverino, poverino — piagnucolò con simpatia, — perchè non tiri forte?... Non saresti frustato.

A Buck non piaceva quella donna, ma si sentiva troppo infelice per resisterle; egli sopportò quelle carezze come una parte del miserevole lavoro di quella giornata.

Uno degli spettatori, che aveva tenuti i denti stretti per reprimere parole violenti, disse alla fine:

— Non perchè m’importi nulla di quanto può succedervi, ma solo per amore dei poveri cani, voglio dirvi che potete aiutarli molto smuovendo la slitta. Gli striscii sono trattenuti dal ghiaccio. Gettatevi con tutto il vostro peso sul timone, a destra e a sinistra, e liberate gli striscii dal ghiaccio.

Fu fatto un terzo tentativo, ma questa volta, seguendo il consiglio, Rico ruppe la neve che si era ghiacciata intorno agli striscii, e la troppo carica e male accomodata slitta scivolò, mentre Buck e i suoi compagni tiravano disperatamente sotto la pioggia delle frustate. Cento metri innanzi, il sentiero voltava e scendeva ripido lungo la strada principale. Sarebbe occorso un uomo esperto per mantenere ritta la slitta con quei carico; ma Rico non era un uomo esperto. Voltando velocemente l’angolo, la slitta si capovolse, e metà del carico cadde tra le corregge allentate. I cani non si fermarono. La slitta, alleggerita, sobbalzava dietro di loro, piegata su un fianco. I cani erano furiosi per il cattivo trattamento e per il carico eccessivo. Buck era idrofobo: si diede a correre e gli altri del tiro seguirono il suo esempio. Rico gridò: — Oho! Oho!, — ma quelli non gli badarono. Egli inciampò e cadde per terra; e la capovolta slitta gli passò sopra, e i cani volarono su per la strada, aumentando il divertimento di Skaguay con lo spargere il resto del carico lungo la via principale della città.

Dei cittadini di buon cuore fermarono i cani e raccolsero gli sparsi indumenti. Essi diedero pure qualche consiglio. Era necessario ridurre il carico di metà e aumentare del doppio i cani, se volevano proprio arrivare a Dawson; fu detto. Rico, sua sorella e suo cognato ascoltarono mal volentieri, ripiantarono la tenda e riesaminarono il loro equipaggiamento. Tirarono fuori delle scatole di carne conservata che fece ridere i presenti; essendo la carne conservata, sul Long Trail, una cosa neppure da sognarsi. — Coperte per albergo, — disse uno degli uomini ridendo ed aiutando. — La metà di queste coperte è già di troppo; liberatevene. Gettate via quella tenda, e tutti quei piatti. Chi li laverebbe, poi? Dio buono, credete di viaggiare in un treno di lusso?

E così seguì l’inesorabile eliminazione del superfluo. Mercede si mise a piangere quando i sacchi d’indumenti furono vuotati per terra, e furono scartati i suoi oggetti, uno dopo l’altro. Piangeva, e specialmente su ogni cosa scartata. Piegata in due, con le mani ai ginocchi, si dondolava avanti e indietro col cuore affranto. Affermava che non sarebbe andata avanti di un passo, neppure per una dozzina di Carli. S’appellava a tutti e a tutto, e, alla fine, s’asciugò gli occhi e incominciò a gettar via persino oggetti di vestiario ch’erano indispensabili. E così indurita, quando finì di gettar via le proprie cose, incominciò a prendersela con le cose dei suoi uomini, che fece volare tutte come sotto un uragano.

Ciò fatto, l’equipaggiamento, benchè ridotto della metà, formava ancora un cumulo formidabile. Carlo e Rico uscirono, la sera, e comprarono sei cani esterni. Questi, aggiunti ai sei del tiro originale, e con Teck e Koona, huskies ottenuti al Rink Rapids, nel viaggio record, formarono un tiro di quattordici cani. Ma i cani esterni, benchè allenati al lavoro, quasi dal momento del loro sbarco, non valevano molto. Tre erano bracchi dal pelo corto; uno era un terranova, e gli altri due erano bastardi di razza indeterminata. Sembrava che non sapessero nulla, questi nuovi venuti. Buck e i suoi compagni li guardarono con disgusto; ma Buck sebbene insegnasse loro rapidamente i loro posti e quanto non dovevano fare, non poteva insegnar loro tutto ciò che dovevano fare. Non s’adattavano volentieri al tiro e al cammino. Tranne i due bastardi, essi erano storditi e avviliti dal selvaggio ambiente in cui si trovavano, e per il cattivo trattamento ricevuto. I due bastardi non avevano punto spirito; tutta la loro sensibilità si riduceva alle ossa