— Anche se ne ricavassi 25 lire, — disse Martin a se stesso, — potrei comperare i fagioli e i piselli per la zuppa, e così avere il tempo per scriverne un’altra mezza dozzina forse ugualmente buone.
La lettera che l’editore gli scrisse suscitò, pel suo freddo cinismo, l’ammirazione di Martin.
— Noi vi ringraziamo, — diceva, — della vostra eccellente collaborazione. Il vostro articolo ci è piaciuto moltissimo, e, come vedete, l’abbiamo messo al posto d’onore e pubblicato immediatamente. Speriamo che le illustrazioni vi siano piaciute. Rileggendo la vostra lettera, ci sembra che vi sia un malinteso da parte vostra circa gli usi del nostro giornale. Noi, di regola, non paghiamo per manoscritti non richiesti; e tale è il caso vostro. Credevamo, naturalmente, che voi conosceste i nostri principî. Siamo veramente dolenti di questo increscioso malinteso, vi ringraziamo nuovamente della vostra simpatica collaborazione, e, con la speranza che voi vogliate continuarla, vi porgiamo, ecc. ecc.
In un post-scriptum era aggiunto che sebbene L’Onda non desse nulla gratis, lo avrebbe incluso con piacere tra gli abbonati che ricevevano gratuitamente il giornale, pel prossimo anno.
Edotto da questa esperienza, Martin non mancò di segnare sul primo foglio d’ogni manoscritto: «Si accetta il vostro compenso solito».
— Un bel giorno. — disse a se stesso, per consolarsi, — il compenso sarà fissato da me.
Durante questo periodo, si mise con accanimento a rimaneggiare e a limare «Lo Scompiglio», «Il Vino della Vita», «Gioia», «I Poemi del Mare», e altri lavori fatti nei primi tempi. Come una volta, non gli bastavano diciannove ore al giorno: egli scriveva prodigiosamente, leggeva prodigiosamente, dimenticando nel lavoro le sofferenze causate dalla rinunzia alle sigarette. La droga disintossicante di Ruth, adorna d’una lussuosa etichetta, fu messa nel cantuccio più riposto del cassetto. Specialmente durante questi periodi di fame, egli soffriva della privazione del tabacco: pure, egli teneva duro, dicendosi che compiva l’atto più eroico della sua vita. Quanto a Ruth, lei era del parere ch’egli non compiva il suo dovere; comprato che gli ebbe, di tasca sua, il rimedio denicotinizzante, non pensò più alla cosa, per alcuni giorni.
Intanto le novelle «buttate giù» ch’egli disprezzava, ottenevano buon successo; e gli permisero di pagare i debiti e di rinnovar le gomme alla bicicletta. Le novelle gli davano il pane, pur lasciandogli il tempo di lavorar seriamente, mentre le 200 lire ch’egli aveva ricevute dal Sorcio Bianco gli alimentavano le speranze. Là egli riponeva tutta la sua fiducia, convinto com’era che una rivista veramente di prim’ordine avrebbe ricompensato un autore ignoto con la stessa somma, e magari gli avrebbe dato di più.
Ma come riuscire a farsi accettare da una rivista di prim’ordine? Le sue migliori novelle, i suoi poemi, continuavano le loro peregrinazioni, e tutti i mesi egli leggeva mucchi di prosa noiosa, piatta e inartistica sotto copertine diverse. Almeno uno di quegli editori — si diceva talvolta — si fosse degnato di scendere dal suo piedistallo per scrivergli un rigo d’incoraggiamento! «Anche se la mia letteratura è strana, e non intonata al giornale, certamente deve avere qualche pregio, modesto che sia, emanare un «non so che» che dovrebbero degnarsi d’apprezzare». E qui, egli disseppelliva questo o quel manoscritto, «L’Avventura» per esempio, e lo rileggeva severamente, cercando a ogni costo di spiegarsi il silenzio degli editori.
Sopravvenne la mite primavera californiana e con essa riapparvero i peggiori giorni d’indigenza. Già da parecchie settimane lo strano silenzio del sindacato delle novelle giornalistiche lo preoccupava; ed ecco, un bel giorno, venire il portalettere e consegnargli dieci delle più impeccabili novelle. Erano accompagnate da una breve lettera che diceva come il sindacato rigurgitasse di roba, per parecchi mesi. Martin contava tanto su quelle novelle! Avevano finito coll’accettargliele tutte, pagandogliele sino a 25 lire l’una, così che aveva considerate come vendute quelle dieci, e come corrispondenti a un deposito di 250 lire in banca, che gli avrebbero permesso di vivere. I giorni magri riapparvero bruscamente; egli seguitò a vendere i primi lavori a periodici che non pagavano e a sottoporre i suoi ultimi lavori a riviste che non gliene comperavano; e i viaggi al Monte di Pietà di Oakland ricominciarono.