La conversazione era stata avviata su quest’argomento dalla signora Morse, che, insidiosamente, aveva decantato le lodi del signor Hapgood. Il cassiere era una bestia nera per Martin, il quale s’infastidiva facilmente quando si trattava del «dicitore di cose piatte».
— Sì, — aveva dichiarato lui, — Charlie Hapgood è quel che si chiama un giovane dal brillante avvenire, a quanto pare. — Ed è vero. Sarà certamente Direttore generale della Banca, prima di morire, e — chissà? — forse Senatore degli Stati Uniti.
— Da che cosa lo arguite? — domandò la signora Morse.
— L’ho sentito parlare in una riunione pubblica; il suo discorso era così meravigliosamente stupido, così banale e così convincente, che i capipartito non possono non considerarlo come un uomo sicuro e d’assoluta fiducia. D’altra parte, le cose piatte ch’egli enuncia sono tanto somiglianti alle cose piatte di tutti coloro che votano, che... Dio mio! voi fate sempre piacere a un signore, quando gli presentate le sue idee ben decorate, su un piatto d’argento!
— Credo che siate geloso del signor Hapgood, — l’indispettì Ruth.
— Dio me ne guardi!
L’espressione di orrore di Martin eccitò la combattività della signora Morse.
— Non vorrete dire, certamente, che il signor Hapgood sia una bestia?
— Non più bestia della media dei repubblicani. — rispose l’altro, — o della media dei democratici; sono tutti idioti, quando non sono dei volponi raffinati; e pochissimi tra loro sono dei volponi fini.
I soli repubblicani accorti sono i milionarî e loro servitori coscienti. Costoro sanno, se non altro, da quale parte è il pane imburrato e perchè.