Però, dopo questa notevole opera, Martin cadde dal piedistallo dove lei lo aveva posto. L’aureola romanzesca che la sua immaginazione gli aveva creato intorno dileguò alla luce cruda di questo fatto: egli era dunque nient’altro che un ex-lavandaio. I suoi libri, i suoi amici della buona società che venivano a visitarlo in carrozza o forniti d’innumerevoli bottiglie di whisky, tutto ciò fu ridotto a nulla. Egli non era in fondo che un semplice operaio come lei, come tutti quelli del suo ambiente e della sua classe, e s’egli, perciò, appariva più umano e più accostabile, aveva perduto però tutto il suo misterioso fascino.
Martin seguitava a rimanere in freddi rapporti con la sua famiglia. Anche Hermann von Schmidt, imitando il signor Higgingbotham, si svelò. La vendita fortunata di qualche novella, di parecchi poemi burleschi e di altre sciocchezzuole, aveva procurato a Martin una precaria prosperità. Egli aveva pagati i conti, disimpegnato il vestito e la bicicletta; e poichè questa aveva bisogno d’esser riparata egli la mandò gentilmente a suo cognato.
Il pomeriggio dello stesso giorno, Martin ebbe il piacere di vedersi riportare la bicicletta da un piccolo commesso, e ne concluse che von Schmidt doveva esser ben disposto verso di lui; senonchè, esaminata la macchina, vide che non era stata toccata neppure.
Poco dopo egli telefonò al negozio, e il fidanzato della sorella gli rispose che non voleva avere rapporti con lui, di nessun genere.
— Hermann von Schmidt, — gli rispose Martin, piacevolmente, — ho una gran voglia di pestarvi il vostro naso di tedesco.
— Provatevi un po’. — gli fu risposto, — e mando a chiamare la polizia. E vi farò ficcare dentro, nè più nè meno! Oh! vi conosco, ma non mi fate paura. Io non voglio avere alcun rapporto con individui come voi. Voi non siete altro che un fannullone. Non vorrete farmi imbestialire perchè mi capita di sposare vostra sorella, vero?... Perchè non vi procurate del lavoro e non vi guadagnate la vita onestamente? Rispondete un po’ a questo!
Martin fece appello a tutta la sua filosofia, frenò la collera che incominciava a sentire e riappese il ricevitore, con un lungo sibilo ironico. Poi venne la reazione e il senso angoscioso della solitudine. Nessuno lo capiva; nessuno si curava di lui, tranne Brissenden, che però era scomparso, Dio sa dove.
Cadeva il crepuscolo, quando Martin uscì dalla bottega del fruttivendolo e si diresse verso casa, con le provviste sotto il braccio. All’angolo della via, s’era fermato un tranvai, ed egli, riconoscendo una figura famigliare che ne discendeva, si sentì il cuore balzare dalla gioia. Era Brissenden, e Martin potè vedere, alla luce dei fanali del tranvai che si moveva, che le tasche di Brissenden erano piene di libri, da un lato, di whisky, dall’altro.
CAPITOLO XXXV.
Brissenden non spiegò la ragione della sua lunga assenza, e Martin, da parte sua, non cercò di saperla. Egli era contento di vedere il volto cadaverico del suo amico, dirimpetto, davanti a un bicchiere di «toddy» fumante.