Era quella la più civettuola delle camicette della domenica di Kate Flanagan, la più difficile e la più elegante delle clienti di Maria. Miss Kate aveva detto chiaramente che la camicetta doveva essere pronta per la sera stessa.

Com’era noto, Miss Flanagan e il signor Collins dovevano andare il giorno dopo al Golden Gate Park. Maria tentò invano di salvare la preziosa biancheria: Martin la sorresse, accompagnandone i passi vacillanti, sino alla poltrona dond’ella lo sorvegliò con occhio torvo. Non trascorse un quarto del tempo che avrebbe impiegato lei per farlo, e la camicetta fu stirata non meno bene.

— Lavorerei con maggior sveltezza, — disse lui, — se i vostri ferri fossero più caldi.

Lei non avrebbe mai osato servirsi di ferri così caldi come quelli che usava lui.

— Il vostro modo di spruzzare non è buono, — osservò lui, poi. — Guardate, vi voglio mostrare come si fa a bagnare. Bisogna premere, nello stesso tempo, se volete stirare alla svelta.

Poi si fabbricò una cassetta dal mucchio di legname ch’era in cantina, vi aggiustò un coperchio e adunò tutti i ferri vecchi di cui la tribù dei Silva faceva raccolta per darli al rivenditore; fece una pila della biancheria bagnata di fresco, nella cassetta, la compresse con l’aiuto del coperchio premuto dal mucchio di ferraglia, e la cosa fu fatta.

— E quand’ebbe finito di stirare, ha lavato gl’indumenti di lana, — raccontò dopo, Maria, — e ha detto: «Maria come siete ridicola! Vi voglio far vedere come si lava la roba di lana!», e me lo ha fatto vedere, sicuro! In due minuti costruì la macchina, un barile, una vecchia ruota, due pertiche, proprio così.

Martin aveva imparato quel metodo da Joe, alle Acque Termali di Shelley.

— Maria non ha più lavato le flanelle a mano, — affermava lei invariabilmente, finendo il racconto.

— I ragazzi facevano girar la pertica, il barile e la ruota. Ah! era un uomo intelligente, il signor Eden!