La mano di Ruth, implorante, andò a cercare quella di Martin, sotto la tavola, ma la belva era ormai scatenata. La presunzione intellettuale e la menzogna di coloro che occupano le più alte cariche, lo indignavano. Un giudice di Corte d’Appello! — E dire che pochi anni prima quelle gloriose entità gli erano parse come semidei! Il giudice si padroneggiò e tentò di continuare la discussione simulando una cortesia che (Martin lo comprese benissimo) era dovuta soltanto alle donne presenti. E questo lo esasperò maggiormente. Non c’era proprio alcuna sincerità al mondo?
— Voi non potete discutere di Spencer con me! — esclamò. — Voi non lo conoscete, come non lo conoscono i suoi conterranei. Ma la colpa non è vostra — lo ammetto, — ma della spregevole ignoranza dei nostri tempi. Un filosofo dell’Accademia, che non era neppure degno di respirare l’aria che Spencer respirava, lo ha chiamato «Il Filosofo della gente mezzo colta!». Io non credo che abbiate letto dieci pagine di Spencer: ma certi critici, probabilmente più intelligenti di voi, non ne hanno letto di più, e osano sfidare i suoi discepoli, a trovare una sola idea in tutti i suoi scritti, negli scritti di Spencer! dell’uomo il cui genio ha improntato la scienza e il pensiero moderno, di colui che ha rivoluzionato la pedagogìa moderna in modo tale che il contadinello francese, quando impara a leggere, ne applica i principî! E questi piccoli microbi d’uomini tentano di insudiciare la sua memoria, quando quel po’ di nozioni di cui hanno inzeppato il cervello lo debbono in gran parte a lui!
Eppure un uomo come Fairbanks, il Rettore di Oxford, un uomo che ha una carica più elevata della vostra, signor giudice, ha dichiarato che Spencer sarà considerato dai posteri come un poeta e un sognatore, anzichè come pensatore. Botoli e fantocci! I suoi «Primi Principî» non mancano totalmente d’un certo fascino letterario, ha detto un altro. E altri hanno aggiunto che era un compilatore laborioso, anzichè un pensatore originale. Botoli e fantocci! Botoli e fantocci!
Martin si fermò. Seguì un silenzio mortale: tutta la famiglia Morse, che considerava il giudice Blount come un uomo ragguardevole e potente, rimase inorridita, allo scatto di Martin. Il pranzo finì in un’atmosfera di cerimonia funebre: il giudice e il signor Morse parlavano quasi sempre fra loro due: gli altri parlavano a tratti. Poi, quando Ruth e Martin furono soli, accadde una scenata orribile.
— Voi siete un uomo impossibile! — singhiozzò lei.
Ancora furibondo, Martin borbottava: — Che bruti! oh, che bruti!
Quando ella affermò che egli aveva insultato il giudice, Martin ribattè:
— Perchè gli ho detto la verità?
— Vero o falso che sia, per me è lo stesso! — esclamò lei. — Ci sono dei limiti che non bisogna superare; e voi non avevate il diritto d’insultare nessuno.
— Allora perchè il giudice Blount si arroga il diritto di falsare la verità? — domandò Martin. — Falsare la verità è una cosa molto più grave, che non insultare una misera persona, come quella del giudice! Egli ha fatto di peggio: ha insozzato la memoria d’un grande. Oh! che bruti! che bruti!