— Gli hai detto che pagherà il consumo del gas, se seguita a leggere a letto?
La signora Higgingbotham non rispose: era passata la ribellione, ella era vinta dalla sua carne stanca, e il marito trionfava, aveva il sopravvento. Gli occhi di lui ammiccavano viziosamente, mentr’egli si rallegrava perchè gli era riuscito di farla piangere. Era un gran piacere per lui affannarla, e lei s’angustiava facilmente, ora, molto più di prima del matrimonio, prima che i parti numerosi e le continue grettezze di lui l’avessero avvilita.
— Glielo dirai domani, ecco; — fece lui. — E, a proposito, bisognerà fare cercare Marianna domani perchè badi ai bambini. Andato via Tom, io sarò fuori tutto il giorno con la vettura, e tu puoi prepararti a rimanere al banco, giù.
— Ma domani è giorno di bucato! — fece lei debolmente.
— Tu t’alzerai presto e laverai prima. Prima delle dieci non parto. — E, spiegato rabbiosamente il giornale, proseguì la lettura.
CAPITOLO IV.
Martin Eden, ancora irritato dal contrasto col cognato, seguì nell’oscurità il corridoio ed entrò in camera sua, una specie di nicchietta che conteneva a malapena un letto, un lavandino e una poltrona. Il signor Higgingbotham, da quell’uomo sin troppo pratico ch’era, si guardava bene dall’assumere una domestica, giacchè aveva la moglie. D’altra parte, la camera per la domestica gli dava modo di tenere, anzichè uno, due pensionanti.
Martin posò i volumi di Swinburne e di Browning sulla poltrona; si tolse il soprabito e sedette sul letto risentendo lo stridore lamentoso delle molle sotto il suo peso. S’era curvato per togliersi le scarpe, ma si fermò a un tratto e incominciò a fissare dirimpetto il muro di gesso che la pioggia, filtrando dal tetto, aveva rigato di lunghe bavature brune. Su quel misero sfondo, riapparvero le visioni, come immagini luminose. Egli dimenticò le scarpe e rimase lungamente immobile, sino al momento in cui le sue labbra tremanti mormorarono: Ruth!
Ripetè questo nome infinite volte, come un talismano, una parola magica. Ogni qualvolta lo pronunziava, infatti, il volto amato gli appariva davanti agli occhi, illuminava il povero muro d’un chiarore radioso. E questo chiarore invadeva tutte le cose, gli trasportava l’anima verso di Lei su raggi incandescenti... Tutto quanto era di meglio in lui s’ampliava, magnificamente nobilitato e purificato... Sensazione stranamente nuova!... Mai una donna lo aveva migliorato; anzi! Eppure, molte fra loro avevano fatto il possibile per ciò, ed egli non se n’era accorto. Egli ignorava, privo di vanità com’era, l’attrattiva che esercitava sulle donne la sua bella giovinezza; spesso, anzi, se n’era stancato. Curandosi poco dell’amore, non gli era mai venuto il pensiero d’aver potuto rendere migliori certe donne. Sino a quel giorno era vissuto in perfetta indifferenza; ora gli pareva di aver avuto rapporti solo con persone basse e amori avvilenti; il che era ingiusto per esse e per lui. Ma poichè acquistava coscienza di sè per la prima volta, non era in condizioni da giudicare serenamente, e sprofondava totalmente nella vergogna di ciò ch’egli credeva ricordi infami.
Bruscamente egli si alzò e si sforzò di guardarsi nello specchio offuscato del lavabo. Lo deterse, poi si guardò nuovamente a lungo e minuziosamente, per la prima volta in vita sua. Ora i suoi occhi sapevano vedere; ma sino a quel momento egli se n’era servito soltanto per guardare il mondo nei suoi panorami sempre mutevoli, e non aveva mai speso del tempo per guardare se stesso.