Una cosa, intanto, era evidente: i Morse non si curavano nè di lui, nè delle sue opere, ma si sentivano attratti dal suo trionfo attuale e — perchè no? — dall’aureola delle cinque o seicentomila lire. In questo modo la società apprezza gli uomini!... Perchè la cosa doveva essere diversa per Martin? Ma tale trasformazione ripugnava al suo orgoglio; egli voleva essere apprezzato per se stesso; pel suo lavoro, che non era che l’espressione del suo io. Lizzie, lo amava per lui stesso; agli occhi di lei la sua opera non contava. Jimmy il piombatore, tutti i suoi compagni d’un tempo, lo amavano per lui stesso. Gliene avevano dato la prova parecchie volte, dal tempo in cui egli era uno dei loro; gliene avevano dato la prova ancora una volta, in quella famosa domenica a Shell Mound Park. Poco importava ad essi della sua opera!... Colui ch’essi amavano, colui che difendevano di fronte a tutti e contro tutti era Martin Eden, semplicemente, cioè il loro compagno, un bravo ragazzo.

C’era anche Ruth: che lei lo avesse amato per lui stesso, era indiscutibile; eppure essa aveva preferito a lui la sua angusta morale borghese. Essa aveva osteggiato le opere letterarie di Martin, specialmente perchè — a quanto diceva — non gli procuravano denaro.

Del «Ciclo d’Amore» non aveva saputo dir altro. Anche lei lo aveva supplicato di «formarsi una posizione»! Egli le aveva letto tutto ciò che aveva scritto: poemi, saggi, novelle, «Wiki-Wiki», «La Vergogna del Sole», tutto. E sempre, ostinatamente, lei lo aveva esortato a diventar «serio», a trovare «un’occupazione»! Gran Dio! come se non avesse lavorato, privandosi persino del sonno e del cibo, lavorato sino a morirne, per innalzarsi sino a lei!...

E quell’inerzia seguitava a ingrandire. Egli godeva buona salute, mangiava bene, dormiva bene, eppure quell’inerzia diventava un’ossessione. «Ero lo stesso»: questo pensiero gli assillava il cervello. Una domenica, a pranzo, seduto dirimpetto a Bernardo Higgingbotham, egli dovette fare uno sforzo per non urlare: — Sono quello di prima! Ed ora mi rimpinzate, e allora m’avete lasciato morir di fame, m’avete chiuso in faccia la porta della vostra casa, m’avete rinnegato, perchè non volevo «cercare un’occupazione». Ero lo stesso, e tutto ciò che ho fatto era già fatto. Ora, v’interrompete rispettosamente quando parlo io, mi ascoltate con la massima attenzione, ammirate sperticatamente le minime parole che io pronunzio. Vi dico che il vostro partito è putrido, e voi, anzichè adirarvi, fate «hum» e «ah!» e riconoscete che c’è molto di vero in ciò che affermo. E perchè? Non già perchè io sia Martin Eden, un buon ragazzo, non totalmente idiota, ma perchè sono celebre, perchè ho del danaro, molto danaro. Se vi dicessi che la luna è un formaggio verde, applaudireste, o, perlomeno, non osereste contraddirmi, perchè sono ricco. E io sono lo stesso d’allora, quando mi facevate rotolare nel fango, sotto i vostri piedi.

Ma Martin si trattenne; questi pensieri gli rodevano il cervello senza tregua, ma egli sorrise e riuscì a nascondere la tensione dei suoi nervi. Poichè taceva, Bernardo Higgingbotham tenne lui conversazione, e non l’abbandonò. Egli era un «self-made man», e sentiva tutto l’orgoglio di esserlo; nessuno lo aveva mai aiutato; egli non doveva niente a nessuno, e adempiva i suoi doveri di cittadino e di capo d’una numerosa famiglia. La casa Higgingbotham era il monumento della sua capacità e del suo indefesso lavoro. Egli sentiva per la casa Higgingbotham quella tenerezza che altri provano per la moglie. Ed egli aprì il suo cuore a Martin, rivelandogli la somma di intelligenza e di perseveranza ch’era occorsa per fondar la ditta. Egli aveva anche dei disegni ambiziosi; il quartiere diventava sempre più popoloso, e il negozio era veramente troppo piccolo; se ci fosse stato più spazio, egli avrebbe aggiunto una ventina di miglioramenti che avrebbero fatto guadagnar tempo e danaro. E un giorno lo avrebbe fatto. Tutti i suoi sforzi tendevano a questo scopo: avere il necessario per comperare il terreno confinante e farvi un altro edifizio di due piani. Avrebbe affittato il piano superiore, e i pianterreni dei due edifizî sarebbero stati uniti al negozio Higgingbotham. Gli occhi gli lucevano, quando egli parlò delle vetrine nuove che avrebbero compreso il tutto.

Martin ad un certo punto non ascoltò più; l’incessante ritornello; «Ero quello di prima», che gli assillava il cervello sopraffaceva la verbosità dell’altro. Questo ritornello lo rendeva pazzo, ed egli cercò di sottrarglisi.

— Quanto vi potrà costare? — domandò egli ad un tratto.

Suo cognato s’interruppe nel bel mezzo del discorso circa la quantità d’affari che facevano i negozianti del quartiere. Egli non aveva detto quanto gli sarebbe costato tutto ciò, ma lo sapeva, avendolo calcolato tante volte.

— Dato il costo del materiale, oggi, — disse, — si potrebbe farlo con ventimila lire.

— Compresa la mostra?