Martin se la battè in cucina, con un peso sul cuore: la vista del volto congestionato di sua sorella e del suo corpo rilassato, gli faceva male. Egli finì col concludere che lei gli avrebbe voluto molto bene se ne avesse avuto il tempo; ma, in realtà, lavorava in modo da creparne. Bernardo Higgingbotham era un bruto, giacchè le faceva rompere lo schiena a quel modo. D’altra parte egli non potè fare a meno di riconoscere che quel bacio datole era privo di qualsiasi gusto. Vero è ch’era molto insolito; da lungo tempo, egli la baciava solo quando partiva o ritornava dal viaggio. Quel bacio col sapore di spuma di sapone mancava d’ogni attrattiva; non era un bacio fraterno e cordiale. Essa lo aveva baciato come una donna così stanca, dopo un tempo così lungo, che pareva avesse dimenticato che cosa fosse un bacio. Egli se la ricordò quand’era giovinetta, lei, e ballava tutta la notte, con le migliori danzatrici, dopo un’aspra giornata di lavatura di biancheria, senza preoccuparsi del duro domani. Poi pensò a Ruth e immaginò la dolcezza delle sue labbra. Il bacio di lei doveva rassomigliare alla stretta di mano e allo sguardo: doveva essere sostenuto e soave insieme. Sì, egli osò evocare la visione della bocca di lei sulla sua, e questo così al vivo, che fu colto da vertigine e gli sembrò di turbinare in una nuvola di petali di rose profumate.

In cucina trovò Jim, l’altro pensionante, che mangiava la minestra con aria dolente e gli occhi distratti e vaghi. Jim era apprendista piombatore: il suo mento floscio e il temperamento linfatico congiunti a una certa apatia nervosa, non erano certo segno ch’egli dovesse arrivar prima nella corsa al pane e al companatico.

— Perchè non mangi? — diss’egli, mentre Martin immergeva con disgusto il cucchiaio nella minestra di avena fredda e mal cotta. — Eri nuovamente ubriaco ieri sera?

Martin scosse negativamente il capo; la sconcezza di tutto ciò lo disanimava. Ruth Morse gli sembrava sempre più lontana.

— Io, lo ero, — proseguì Jim, con un ghigno rumoroso, — e come un asino! Oh! che bella figliuola! Billy m’ha ricondotto a casa.

Martin fece un cenno affermativo (era solito ascoltare sempre colui che parlava) e si versò una tazza di caffè tiepido.

— Vai al ballo del Club del Loto? — domandò Jim. — Avranno della birra e se viene la banda del Temescal, vi sarà del chiasso. Però, io me infischio. Comunque, conduco con me la mia amica! Zitto! acqua in bocca! — E fece una smorfia e sentì il dovere di correggere quel cattivo gusto con del caffè.

— Conosci Giulia?

Martin fece segno di no.

— È la mia amica, — spiegò Jim. — Un amore! Te la presenterei volentieri, ma me la prenderesti. Non so davvero che fai tu alle donne... ma le sgraffigni ai compagni in un modo scoraggiante.