Par di udire l’antico canto caldeo drammatizzato in una rappresentazione favolosa di animali e di uomini, fra le solitudini nevose e le foreste vergini dell’Alaska.
«L’Angelo della morte ha ucciso lo scannatore che scannò il bue, il bue che bevve l’acqua, l’acqua che spense il fuoco, il fuoco che bruciò il bastone, il bastone che battè il cane, il cane che morse il gatto, il gatto che divorò il capretto, l’unico figlio della capra!
Chad Gadya! Chad Gadya!«
Chad Gadya! Chad Gadya! E chi verrà ad uccidere l’Angelo della Morte?
«E il Santo Uno, sia Egli benedetto, viene e uccide l’Angelo della Morte». conclude l’antico canto caldeo, e il London ripete la profezia. Per lui, il Santo Uno è l’Amore!
* * *
L’Amore.
Forse nessuno l’ha sentito, desiderato, cercato, sofferto, cantato come Jack London.
Per l’amore egli è vissuto, per l’amore è morto: per questa essenza divina che illumina e pacifica il mondo. L’amore che accomuna tutte le creature viventi, gli uomini, gli animali, le piante, i macigni, le stelle; l’amore che riempie l’infinito, supera la morte e scioglie ogni mistero: l’amore, vita, bellezza, luce!
Quest’innamorato dell’amore, finì, così, coll’amare la vita degli altri più della propria; al punto che la terra gli parve angusta e la propria forza impari a un sogno che abbracciava l’universo.