— Questo è privo di buon senso, e loro lo sanno, — fece Olney. — Martin ha bisogno di una carriera, e non di cultura. Ma capita, in questo caso, che la cultura sia indispensabile alla carriera. Se volesse essere chimico, sarebbe inutile. Martin vuole scrivere, ma egli ha paura di dirglielo perchè così verrebbe a dimostrare che lei ha torto.
E, continuando:
— Perchè Martin vuole scrivere?... perchè non nuota nell’oro. Perchè lei si empie la testa di francese antico e di cultura generale? Perchè lei non ha bisogno di guadagnarsi il pane. Suo padre ha pensato a questo: egli le compera i vestiti e tutto il resto. A che diavolo serve la nostra istruzione, la sua, la mia, quella di Arturo e di Norman? Noi ci siamo abbeverati di cultura generale, e se i nostri buoni genitori dovessero morire questa sera, saremmo ridotti a dar lezioni per le case. Lei, Ruth, non potrebbe desiderar di meglio che un posto d’istitutrice o di insegnante di pianoforte in un educandato di giovinette.
— E lei che farebbe, scusi? — domandò lei.
— Niente di grande e di famoso. Guadagnerei cinque lire al giorno, di giorno in giorno, e potrei forse entrare come professore nella scuola dei laureati a macchina, a Hanley. Dico «forse», capisce! perchè potrebbe darsi benissimo che fossi mandato via dopo otto giorni, per semplice incapacità.
Martin seguiva il vivo della discussione e, pur essendo persuaso che Olney avesse ragione, disapprovava il suo modo poco cavalleresco di trattare Ruth. Una nuova concezione dell’amore si formava nel suo cervello, ascoltandolo. La ragione non ha nulla a che fare coll’amore. Poco importa che la donna amata ragioni più o meno giustamente: l’amore è superiore alla ragione. Se accadeva a Ruth, per caso, di non riconoscere chiaramente il suo bisogno assoluto di una professione, non perciò lei era meno adorabile. Lei era adorabile, e le sue idee non entravano per nulla nel suo fascino.
— Che? che ne dice lei? — Olney, parlandogli, gli aveva interrotto il filo delle considerazioni.
— Dicevo: spero bene che lei non sia così sciocco da perdersi col latino.
— Ma il latino è, più che la cultura, il fondamento di essa, — fece Ruth.
— Ebbene, vi si dedicherà? — insistette Olney.