— Lei ha ragione, Martin, — disse Olney. — Lei sa che cosa vuole, e Ruth non ne sa nulla; ignora che cosa voglia lei stessa.
— ... Oh! certamente! — continuò Olney, senz’attendere risposta. — Io so che lei chiama ciò: cultura generale. Ma se lei vuole acquistare una cultura generale, importa poco la natura dei suoi studî. Lei può imparare il francese o il tedesco, e persino l’esperanto, e perciò non sarà meno colto. Lei può studiare il latino o il greco, e non le serviranno a nulla, ma, però, le daranno la cultura. Per esempio... Ruth studia da due anni l’inglese antico, e sa che cosa ha imparato? When that sweet April with his showers soote. Non è così? — Ed egli seguitò ridendo, senza tener conto delle interruzioni di lei. — Ma la cultura generale l’ha; lo so; frequentavamo la stessa classe!
— Lei parla di cultura come d’un mezzo per ottenere qualche cosa! — esclamò Ruth; e aveva gli occhi scintillanti e le guance delicate arrossite dalla collera. — La cultura dev’essere lo scopo.
— Ma Martin non ha bisogno di questo.
— Che ne sa lei?
— Di che cosa ha bisogno Martin? — domandò Olney, voltandosi bruscamente verso di lui.
Martin, molto impacciato, lanciò uno sguardo d’aiuto a Ruth.
— Sì, di che cosa sente il bisogno? — domandò Ruth. — La risposta risolverebbe la questione.
— Ma, s’intende, ho bisogno di cultura, — balbettò Martin. — A me piace la bellezza, e la cultura me la farà valutar meglio.
Trionfante, lei fece un segno di consenso.