Ma gli sembrò che non sapesse nulla del contenuto di quel gran cervello.

Una sera, a pranzo al quale era invitato anche il signor Butler, Martin attaccò il discorso su Spencer.

Il signor Morse condannò con una certa asprezza l’agnosticismo del filosofo inglese, pur confermando di non aver letto «I Primi Principî». Il signor Butler dichiarò che Spencer lo esasperava, che non ne aveva letto mai un rigo, e che, ciononostante, non era diventato infelice.

Nella mente di Martin sorsero dei dubbî; egli avrebbe abbandonato Spencer per essere d’accordo col parere di tutti, se la sua personalità fosse stata meno temprata. Ma, nonostante ciò, le spiegazioni di Spencer gli parevano convincenti, ed egli si disse che abbandonare Spencer era lo stesso, per un navigante, che gettare a mare compasso e cronometro. Martin continuò dunque ad approfondire i suoi studî sull’evoluzione, sempre più convinto dalle testimonianze corroboranti d’un migliaio di scrittori indipendenti. Più lavorava, e più gli si apriva davanti il campo della scienza; finì addirittura col sentire una specie di rimpianto malsano, pel fatto che i giorni erano di ventiquattro ore soltanto. Data la brevità dei giorni, egli abbandonò l’algebra e la geometria. Della trigonometria non s’era ancora occupato. Poi tolse di mezzo la chimica e si limitò alla fisica.

— Non sono uno specialista, — diss’egli per scusarsi con Ruth. — E non voglio tentare di diventarlo. Vi sono troppi specialisti, perchè un uomo solo possa, in una vita sola, possedere profondamente una sola briciola. Debbono bastarmi delle idee generali, in fatto di scienza. Quando avrò bisogno di specialisti, ricorrerò ai loro libri.

— Ma non sarà come se possedesse l’argomento, — fece lei protestando.

— È inutile; noi ci gioviamo del lavoro degli specialisti, che son fatti per questo. Sono degli specialisti, è vero? Ebbene! quando avranno finito, lei sarà contenta della nettezza dei suoi caminetti, senza preoccuparsi punto del modo come sono stati fatti!

— È una conclusione un po’ artificiosa!

Essa lo guardò con curiosità ed egli sentì un vago rimprovero nello sguardo di lei, nel suo atteggiamento; ma era sicuro d’aver ragione.

— Tutte le grandi intelligenze generali, i più grandi pensatori, per esempio, si fidano degli specialisti. Così faceva Herbert Spencer: egli generalizzava sulle scoperte di migliaia di ricercatori. Volendo fare tutto da sè, avrebbe dovuto vivere parecchie vite. Darwin, ugualmente, si serviva di tutto ciò che gli avevano insegnato i botanici e gli allevatori.