— Sì, — confessò lui. — Questo fa parte dell’avventura. Ma non tanto l’essere celebre, quanto il modo di riuscire importa. In fondo, per me, la celebrità non è che un mezzo per giungere ad altro. Io desidero di essere celebre, anche per... esserlo. — Stava per aggiungere «anche per lei», e l’avrebbe fatto se lei avesse mostrato entusiasmo per le sue opere.

Ma lei era troppo occupata a scegliergli una carriera possibile, perchè le venisse in mente di domandargli la ragione del suo «anche».

La letteratura non era cosa per lui; n’era convinta. Egli l’aveva provato poco prima, con la sua prosa dilettantesca, da collegiale. Certo, egli parlava bene, ma non sapeva esprimersi letterariamente. Essa lo paragonava a Tennyson, a Browning e ad altri prosatori prediletti, e le apparve assolutamente inferiore. Pure, non gli disse apertamente il suo pensiero, giacchè lo strano interesse ch’egli suscitava in lei la induceva a temporeggiare. Il suo desiderio di scrivere non era altro, in sostanza, che una piccola debolezza, che gli sarebbe passata, col tempo. Egli si sarebbe dedicato allora a faccende più serie, n’era sicura. Con quella forza di volontà, non poteva non riuscire.... se però avesse cessato di scrivere.

— Vorrei che lei mi facesse vedere tutto ciò che scrive, signor Eden, — disse lei.

Egli arrossì di piacere; sicuramente lei s’interessava a ciò che egli faceva, perchè non solo non gli aveva dato delle ripulse stenografate, ma aveva trovato belle certe parti dell’opera sua, dandogli così il primo incoraggiamento.

— Lo farò. — disse lui ardentemente. — E le prometto, signorina Morse, che giungerò al successo. Ho progredito, lo so, e ho ancora molta strada da percorrere e la farò magari in ginocchio. — Egli le mostrò un fascio di manoscritti. — Ecco i «Poemi del Mare». Quando lei tornerà a casa, glieli lascerò, perchè possa leggerli con comodo. Soprattutto mi dica la sua impressione. Io ho bisogno soprattutto di sentir la voce della critica. La prego, sia sincera!

— Sarò assolutamente sincera. — promise lei, pensando, con una specie di disagio, che non lo era stata quella sera e forse non lo sarebbe neppure un’altra volta.

CAPITOLO XV.

— Ecco il primo combattimento tentato e perduto, — fece Martin allo specchio dieci giorni dopo. — Ma ve ne sarà un secondo e un terzo, e così di seguito, salvo che...

Interruppe la frase per dare uno sguardo alla sua povera cameretta: i suoi occhi si posarono tristemente sulla pila di manoscritti rifiutati che, nelle loro buste, ingombravano un angolo del pavimento.