Martin attendeva il verdetto con una certa soddisfazione. Egli lo conosceva già; pure, fu sorpreso quando la udì che diceva:
— È bello....
— È bellissimo. — ripetè lei con enfasi, dopo un silenzio.
Sì, era bello; ma lì dentro c’era più che la bellezza; c’era qualche cosa di superiore e di più penetrante. Bocconi sull’erba, silenzioso, egli sentiva salire davanti ai suoi occhi l’orribile visione di un gran dubbio. Non era riuscito; non aveva saputo esprimere una cosa ammirevole e sentita.
— Che ne pensa del... — Egli si fermò, esitante nell’uso d’una parola nuova. — Del... motivo?
— È confuso, — rispose lei. — È questo il solo punto critico, generalmente parlando. Io ho seguito la trama, ma, vede, il racconto è troppo verboso. Lei soffoca l’azione introducendo particolari superflui.
— Io parlo del motivo principale, — si affrettò ad aggiungere lui, — del grande motivo cosmico ed universale. Ho cercato d’impedire che sorpassasse il racconto stesso, che non è altro che un pretesto, ma, senza dubbio non ho potuto trattarlo come si doveva. Non son riuscito a suggerire ciò che volevo. Sarà per un’altra volta. — Lei non lo seguiva; era laureata in lettere, ma egli l’aveva sorpassata; e lei non l’immaginava neppure, attribuendo la sua incomprensione all’incoerenza di Martin.
— Manca di concisione, — disse lei, — ma a tratti è molto bello.
La sua voce gli giunse vagamente, giacchè egli si stava domandando se era il caso di leggere i «Poemi del Mare». Egli rimaneva là, scoraggiato, mentre lei l’osservava, turbata dalle sue idee di matrimonio.
— Lei vuol diventare celebre? — interrogò bruscamente.