Il giorno dopo, l’altro, i giorni seguenti, la lotta quotidiana si rinnovò. All’atto di mettersi in guardia, le braccia gli facevano male, un male angoscioso, e i primi colpi dati e ricevuti gli strappavano le viscere; poi, il dolore s’assopiva, ed egli picchiava come un sordo scorgendo, come attraverso un nebbione, la larga faccia e gli occhi fiammeggianti di Testa di formaggio. Egli non vedeva altro che quella faccia; tutto il resto non era che vuoto turbinante. Non esisteva per lui che quella faccia: non avrebbe conosciuto riposo, il divino riposo, se non quando i suoi pugni sanguinanti non avessero fracassato quella faccia, o quando i pugni sanguinanti dell’altro non avessero fracassato la sua. Allora soltanto avrebbe riposato in tutti i modi. Ma abbandonar la lotta, da parte sua, di lui, Martin? era impossibile.

Ed ecco che un bel giorno — Martin s’era trascinato sino al vicoletto cieco — Testa di formaggio non comparve. I monelli lo complimentarono e gli annunziarono che egli aveva vinto Testa di formaggio. Ma Martin non era soddisfatto; egli non aveva vinto Testa di formaggio, come questi non aveva vinto lui. La questione non era risolta: si seppe poi che il padre di Testa di formaggio era morto improvvisamente, quel giorno.

Martin saltò alcuni anni e si vide una sera in piccionaia, all’Auditorium. Ha 17 anni, e ritorna da un viaggio di mare. Scoppia una rissa; Martin s’interpone e si trova a faccia a faccia con Testa di formaggio, i cui occhi fiammeggiano.

— Ti accomodo io dopo lo spettacolo, — gli fischia l’antico nemico. Martin fa cenno di sì; il verificatore della piccionaia si dirige alla lor volta.

— Dopo il primo atto, fuori, — sussurra Martin. — Voglio seguire quello che succede sulla scena.

Il verificatore li fulmina con lo sguardo e se ne va.

— Hai i tuoi secondi? — domanda Martin a Testa di formaggio, nell’intervallo.

— Certamente!

— Allora vado a cercare i miei.

Durante gl’intermezzi egli aduna i secondi; tre individui conosciuti alla fabbrica dei chiodi, un fuochista ferroviario, una mezza dozzina di tipacci della banda dei «Boo-Gang», e qualcuno della terribile, banda dei «Diciotto del Mercato».