Egli aveva incontrato un vero dio, un dio d’amore, e s’apriva ai caldi raggi di lui, in un’adorazione silenziosa e senza espansione, giacchè era stato troppo lungo tempo disgraziato, e senza gioia, ora; ed era stato troppo tempo raccolto in sè, perchè potesse espandersi, ora.
Talvolta, quando il dio lo guardava e gli parlava, pareva che una specie d’angoscia opprimesse Zanna Bianca, l’angoscia di non poter esprimere il suo amore e tutto ciò che sentiva.
Egli non tardò a comprendere che doveva lasciare in pace i cani del padrone; dopo aver fatto valere la sua padronanza su di essi e la sua superiorità d’antico capofila, non si sentì più turbato. Ma essi dovevano apparirgli davanti quando passava, e obbedirgli in tutto e per tutto. Così, egli sopportava Matt, sapendolo proprietà del padrone.
Era Matt che di solito gli dava il cibo; ma Zanna Bianca intuiva che quel cibo gli veniva dal padrone. Lo stesso Matt tentò per primo di mettergli addosso i finimenti e di attaccarlo alla slitta assieme ad altri cani, ma non riuscì.
Zanna Bianca si sottomise solo all’intervento personale del padrone. Poi accettò, con la mediazione di Matt, la legge del lavoro, come voleva il padrone; ma non rimase soddisfatto se non quando ebbe ripreso, a dispetto di Matt che ignorava la capacità di lui, le sue funzioni di capofila.
— Se è lecito, — disse Matt un giorno, — ispettorare il mio parere, io ritengo per certo, signor Scott, che fu una buona ispirazione la vostra, quando pagaste per questo cane il prezzo sborsato. Gliel’avete fatta a Beauty-Smith, a prescindere dai cazzotti che gli avete regalati.
Weedon Scott non rispose, ma mostrando negli occhi grigi un lampo della collera d’allora, mormorò fra sè: «Bruto!».
La primavera che seguì, Zanna Bianca ebbe una gran commozione; il padrone amoroso era scomparso, preceduto nella partenza, da diversi imballaggi e pacchi. Ma Zanna Bianca ignorava il significato di quelle cose delle quali solo in seguito si rese conto.
Quella notte aspettò invano, sulla soglia della capanna, il ritorno del padrone. A mezzanotte, il vento glaciale che soffiava, lo costrinse a cercare, indietro, un ricovero; sonnecchiò un po’ ma verso le due del mattino fu sopraffatto da nuova ansietà.
Tornò a distendersi sulla soglia gelata, con le orecchie tese, intente al passo familiare. Al mattino, Matt, apri la porta ed uscì; egli lo guardò penosamente.