— Non ho potuto vederlo bene. Ma so che ha quattro zampe, una bocca e un pelame che rassomiglia a quello di un cane.

— Deve essere, lo giurerei, un lupo addomesticato.

— Accidenti! e come addomesticato, se lo è! È venuto proprio all’ora del pasto, a portarsi via un pezzo di pesce.

I due uomini, seduti sulla cassa rettangolare, avevano, dopo desinato, accese le pipe, come erano soliti di fare, ed ecco il cerchio di occhi fiammeggianti, circondarli come la sera precedente e stringerli più da vicino.

Bill ricominciò a lamentarsi.

— Voglia Iddio che incontrino una torma di alci o altra grossa selvaggina, e che sgombrino il terreno per seguirli. Sarebbe una liberazione, per noi...

Enrico fece finta di non aver capito, ma quando Bill si disponeva a ricominciare le sue lamentele, egli divenne tutto rosso dalla stizza.

— Bill, finitela con quel vostro crocidare: avete i crampi allo stomaco, ve l’ho già detto, e perciò divagate. Inghiottite una buona cucchiaiata di bicarbonato di soda: vi calmerete, e vi assicuro che ridiventerete di piacevole compagnia. Il mattino seguente, delle energiche bestemmie dette da Bill svegliarono Enrico, il quale si sollevò su un gomito, e alla luce del fuoco che risplendeva, vide il compagno che, attorniato dai cani, agitava drammaticamente le braccia, e si abbandonava a delle orribili smorfie.

— Hello — chiamò Enrico, — che c’è di nuovo?

— «Ranocchio» se ne è andato, — fu la risposta.