Spronato vigorosamente, egli si piegò sui ginocchi, e, con le zampe posteriori, cominciò a sprangar calci.

Zanna Bianca, che osservava lo spettacolo con crescente ansietà, non potendo più trattenersi, balzò alla testa del cavallo e incominciò, a un tratto, ad abbaiare! Quell’abbaiamento era il primo che emetteva durante la sua vita!

L’intervento fu disastroso: il cavallo si rialzò, si lanciò al galoppo, attraverso i campi; un coniglio che gli capitò fra le gambe gli fece fare un brusco scarto; e il cavallo cadde su Scott, rompendogli una gamba.

Zanna Bianca stava già per saltare alla gola del disgraziato animale, quando il padrone lo fermò con la voce.

Scott, disteso al suolo, si frugò nelle tasche, in cerca di una matita e di carta, ma non trovandone, decise di mandare Zanna Bianca a casa, senz’altro.

— A casa! — disse, — su, a casa!

Ma Zanna Bianca pareva che non volesse lasciarlo. Egli ripetè l’ordine, più imperiosamente; e Zanna Bianca che sapeva che significasse «a casa!» lo guardò come se riflettesse, s’allontanò, poi ritornò, ed emise un gemito lamentoso. Scott gli parlò gentilmente, ma con risolutezza, e Zanna Bianca, dopo aver ascoltato con le orecchie basse, parve d’avere, sebbene con sforzo, capito.

— Mi intendi, eh! vecchio compagno? — diceva il padrone. — Vai, va’ diritto a casa! All right! E dirai ciò che mi è successo. Su, lupo, su, a te! dritto a casa.

Zanna Bianca, pur non comprendendo il senso preciso di tutte queste parole, capì però che il padrone voleva che egli si recasse a casa: fece un voltafaccia, e trotterellò lontano, di mala voglia, voltandosi di tanto in tanto, per guardare indietro.

— Va’, — gridava Scott, — va’!