— Ora bisogna riavvezzarlo a camminare. La lezione può incominciare da oggi. Conducetelo fuori.
Zanna Bianca fu rimesso sulle zampe, i cui muscoli, a poco a poco, cominciarono a rispondere; e fecero a gara per sostenerlo. Tremante e vacillante, scortato come un re, egli giunse sino all’erba dove fu fatto riposare. Poi il corteo, proseguendo, condusse il cane sino alla scuderia.
Là, sulla soglia, era distesa Collie, attorniata da una mezza dozzina di cuccioli che si sollazzavano al sole. Zanna Bianca li contemplò con occhi stupiti, ma poichè Collie ringhiava, si tenne discosto.
Mentre una delle donne teneva Collie tra le braccia, il padrone, col piede, aiutò uno dei cuccioli ad avvicinarsi a Zanna Bianca.
Questi si drizzò sospettosamente; ma il padrone gli assicurò che tutto andava bene, sebbene Collie, con i suoi brontolii protestasse il contrario. Il cucciolo incominciò a sgambettare intorno a Zanna Bianca, il quale abbassò le orecchie e lo guardò con curiosità; poi i due nasi si toccarono, e Zanna Bianca, avendo sentito la calda piccola lingua del cagnolino sul suo muso, mise fuori la sua e, senza sapere il perchè, leccò il musetto del piccolo.
Gli dei, intanto, vedendo ciò, applaudivano e lanciavano gridi di piacere. Zanna Bianca ne rimase imbarazzato. Poi ripreso da debolezza, si coricò, e gli altri cuccioli, ad uno ad uno, con gran dispiacere di Collie, lo circondarono, e scherzarono.
Zanna Bianca, di primo acchito, per un resto della sua selvatichezza, fece un movimento, come per respingere gl’importuni, poi, tra gli applausi degli dei, si decise, con aria grave, a permettere loro di arrampicarsi e di giocargli sulla schiena e sui fianchi.
E mentre i cuccioli continuavano i loro buffi sollazzi e le lotte scherzose, pazientemente, con gli occhi socchiusi, egli si addormentò al sole.
FINE