Lo si udiva gemere e ringhiare, nel sonno, come se lottasse ancora. Ma l’incubo più opprimente lo sentiva quando sognava che, disteso sotto un cespuglio, spiava uno scoiattolo, attendendo che il piccolo quadrupede s’arrischiasse al suolo.

Allora, mentre egli si lanciava, lo scoiattolo si trasformava di botto in un carro elettrico che, minaccioso e terribile, enorme come una montagna, gli s’avanzava addosso per schiacciarlo, urlando, scricchiolando, sputando scintille.

Oppure, quando il falco, che volteggiava nel cielo e ch’egli sfidava, si precipitava dall’alto, anch’esso in forma di carro fatale. Ricaduto nelle mani di Beauty-Smith, ecco gli spettatori, attorno a lui, formar cerchio nella neve; in mezzo alla pista, in guardia, egli attendeva che la porta del tramezzo s’aprisse, per dar passaggio all’avversario, ed ecco, ancora una volta, apparire il carro di prima e piombargli addosso.

Quando l’ultima fasciatura fu tolta dal chirurgo, in presenza di tutti gli ospiti di Sierra Vista, Zanna Bianca tentò di alzarsi e andare verso Scott, che lo chiamava; ma vacillò e cadde, per la debolezza, tutto vergognoso di mancare a un servizio ch’egli doveva al padrone.

— Ecco il lupo benedetto! — esclamarono le donne.

Il giudice Scott le guardò con aria di trionfo:

— L’avevo detto io ch’è un lupo! L’atto compiuto da lui non è opera di un semplice cane. È proprio un lupo.

— Un lupo benedetto, — sostenne la moglie del giudice.

— Giusto; e da ora in poi, tale sarà il suo nome.

Il chirurgo dichiarò: