Si rassegnò dunque, e si limitò a brontolare dolcemente: l’altro era più forte di lui.
Ma Lingua di Salmone pareva non accorgersene neppure e non gli diede alcun colpo sulla testa; anzi, seguitò a stropicciarlo dall’alto in basso, accrescendo il piacere del lupetto. Quando la mano carezzevole gli passò sui fianchi, egli cessò di brontolare, e quando le dita risalirono alle orecchie, premendone delicatamente la base, il godimento della bestiola non ebbe limiti.
Allorchè, infine, dopo l’ultima e abile frizione l’Indiano lo lasciò tranquillo, sparve ogni timore dall’animo del lupetto.
Senza dubbio, c’era da aspettarsi, in seguito, altre paure, ma da quel giorno egli sentì fiducia e cordialità verso l’uomo col quale doveva vivere.
Dopo un po’ Zanna Bianca udì avvicinarsi dei rumori insoliti, che egli, pronto com’era ad osservare e distinguere, riconobbe subito come prodotti dall’animale uomo.
Pochi istanti dopo infatti, tutta la tribù Indiana appariva lungo il sentiero. C’erano molti uomini, donne e bambini, in tutto quaranta teste; tutti carichi di bagagli da campo, di provviste di cibo e di utensili. C’erano anche molti cani carichi anch’essi, tranne i piccoli, come gli altri. Ciascuna bestia aveva dei sacchi legati sulla schiena, e portava un peso di venti o trenta libbre.
Zanna Bianca non aveva mai visto un cane, ma, dal primo sguardo capì che era un animale della sua stessa specie, con qualche cosa di diverso. Quanto ai cani, sentirono di più la diversità fra loro e il lupetto e la madre.
Ci fu una calca orribile. Zanna Bianca si drizzò, urlò e morse a casaccio nel flutto, fra quelle gole spalancate che gli si precipitavano addosso. Cadde e ruzzolò sotto i cani, provocando i morsi crudeli dei loro denti e morsicando, a sua volta, zampe e ventri.
Udiva, nella mischia, gli urli di sua madre, Kisce, che combatteva per lui, i gridi degli animali uomini e il rumore dei colpi dei loro bastoni sui cani, che gemevano dal dolore.
Tutto ciò in pochi secondi. Il lupetto, rimessosi in piedi, vide gl’Indiani che lo difendevano, respingere i cani indietro, a colpi di bastone e di pietra, e salvarlo dall’aggressione feroce dei suoi fratelli che non erano punto suoi fratelli.