E, sebbene non potesse concepire, nel suo cervello, un sentimento astratto come quello della giustizia, sentiva, a modo suo, la giustizia degli animali uomini; seppe così che essi dettavano le leggi e le imponevano.
Strano anche era il modo col quale adottavano le loro leggi, diverse da tutte le leggi che il lupo aveva incontrato sino ad allora. Essi non mordevano nè graffiavano, ma imponevano la loro forza viva mediante le cose morte, che facevano le veci dei morsi: bastoni e pietre dirette da quelle strane creature, saltavano nell’aria, come cose viventi, e andavano a colpire i cani.
Era un potere straordinario e misterioso che sorpassava i limiti della natura: era un potere divino.
S’intende che Zanna Bianca ignorava ogni concetto di divinità, ma lo stupore e il timore che sentiva al cospetto degli animali uomini era molto simile alla sorpresa ed al timore che avrebbe potuto provare un uomo che si trovasse in cima a una montagna, davanti a un essere divino, che, tenendo un fulmine in ciascuna mano, li scagliasse poi sul mondo atterrito.
Quando l’ultimo cane fu respinto indietro, il putiferio ebbe fine. Il lupetto incominciò a leccare le sue ferite; poi meditò su quel primo contatto con la torma crudele dei presunti fratelli, e sul suo ingresso fra loro. Egli non aveva mai pensato che la specie alla quale apparteneva, potesse comprendere tipi diversi dal vecchio lupo orbo, da sua madre e da lui, considerando loro tre, nel suo pensiero, come una razza a parte.
E a un tratto, ecco che scopriva molte altre creature che appartenevano alla sua specie, e sentì oscuramente, che era ingiusto che il primo movimento dei suoi fratelli di razza si dovesse manifestare in quel modo, col balzargli addosso e tentare di distruggerlo.
Era non meno doloroso vedere sua madre legata ad un bastone, pur pensando che la saggezza superiore degli animali uomini aveva voluto che così fosse; era, quella, una specie di schiavitù, cui non era avvezzo.
La libertà di girovagare, di correre, di stendersi a terra, là dove gli piacesse, era stata, sino a quel giorno, suo patrimonio; e ora invece, egli era prigioniero. Sua madre non poteva muoversi oltre la lunghezza del bastone, al quale era legata, ed al quale era legato anch’egli, perchè non immaginava neppure che potesse separarsi da sua madre.
Quella costrizione non gli piacque; specialmente quando gli animali uomini, alzatisi, si rimisero in cammino.
Un animale uomo, macilento all’aspetto, prese in mano la correggia del bastone al quale era legata Kisce e si condusse la lupa dietro. Dietro Kisce veniva Zanna Bianca, molto turbato e tormentato da quella nuova avventura che gli era capitata.