Il corteo discese la valle, proseguendo molto più avanti dei luoghi dove si era spinto nelle sue più lunghe scorribande, il lupetto, sino al punto in cui il torrente si gettava nel fiume Makenzie.
A questo punto c’erano dei canotti issati in aria su delle pertiche, e si stendevano dei graticci che servivano per seccare il pesce.
Lì si fermarono e si accamparono. La superiorità degli animali uomini si affermava sempre più; quello spettacolo, ancor più che il loro dominio sui cani dai denti aguzzi, era un segno evidente della loro potenza.
Mediante il potere di comunicare il movimento alle cose, era loro facile mutare il vero aspetto del mondo.
Quel piantare ed erigere le pertiche per stabilire l’accampamento, attirò l’attenzione del lupetto: in fondo, era una piccola operazione compiuta dalle stesse creature che lanciavano a distanza bastoni e pietre.
Ma quando egli vide le pertiche riunirsi e coprirsi di teli e di pelli, formando delle tende, Zanna Bianca rimase stupito.
Quelle tende, d’una colossale ed impressionante grandezza, s’innalzavano torno torno a lui, ingrandivano a vista d’occhio, da tutti i lati, come mostruose forme di vita.
Esse empivano quasi tutto l’orizzonte, e parevano dominarlo minacciosamente; quando la brezza le agitava in grandi movimenti, egli si appiattiva al suolo, spaventato e timoroso, pur non perdendoli di vista, pronto a balzare o fuggir lontano, se gli fosse accaduto di vedersele addosso.
Dopo un momento, anche la paura delle tende svanì; egli vide che donne e bambini vi penetravano e ne uscivano senz’alcun male; vide entrarvi anche dei cani, ricacciati però rudemente dalla voce o dalle pietre volanti.
Cosicchè poco dopo, lasciati i fianchi di Kisce, anche Zanna Bianca, provando a sua volta, strisciava con precauzione, verso la tenda più vicina, spinto dalla curiosità continuamente desta in lui, dal bisogno d’imparare e di conoscere, per propria esperienza