Quando fu quasi sul punto di varcare il muro di tele e di pelli raddoppiò la prudenza, avanzando con un movimento impercettibile.

Gli avvenimenti di quel giorno avevano preparato il lupetto al contatto con l’Ignoto, alle manifestazioni più meravigliose e inattese.

Finalmente ecco che il suo muso tocca l’involucro della tenda; il lupetto attese, e non essendo accaduto nulla, fiutò nella strana materia, satura di odore umano, e, presala fra i denti, diede una piccola scossa.

Non accadde nulla di straordinario; solo una parte della tenda incominciò a muoversi. Allora egli scosse più audacemente, e il movimento si accrebbe. Il lupetto ne era entusiasmato, e scosse più forte, più forte, ripetendo, sinchè tutta la tenda si mosse.

Allora si udì il grido acuto di un Indiano, e il lupetto, spaventato, s’affrettò a ritornare, correndo, presso sua madre, ma da allora non ebbe più paura delle enormi tende.

Vinta quell’emozione, Zanna Bianca si scostò nuovamente da Kisce che, legata a un cavicchio, non poteva seguirlo.

Poco dopo, incontrava un cagnolo, un tantino più grosso e più anziano di lui, che gli veniva davanti, a passi sospettosi, dissimulando delle intenzioni bellicose.

Quel cagnolo si chiamava, così egli seppe poi udendone il nome, Lip-Lip, ed era già temibile, anche perchè, lottando con altri cagnoli, aveva acquistato già esperienza della lotta.

Lip-Lip apparteneva alla razza dei cani lupi, che era la più affine a Zanna Bianca; era giovane e sembrava poco pericoloso, cosicchè il lupetto si accingeva ad accoglierlo amichevolmente.

Senonchè, quando vide che lo straniero, camminando, si irrigidiva e aggrinzando le labbra mostrava i denti, anch’egli si irrigidì e rispose scoprendo le mandibole.