Incominciarono a girarsi intorno a vicenda col pelo irto, ringhiando; quel girotondo durò parecchi minuti, e Zanna Bianca ci stava prendendo gusto come a un gioco, allorchè ad un tratto, con sorprendente vivacità, Lip-Lip gli saltò addosso, gli diede un rapido morso, e saltò nuovamente indietro.
Quel morso aveva colpito proprio la spalla già ferita dalla lince, e rimasta, nella parte vicina all’osso, internamente addolorata.
La sorpresa e il colpo gli strapparono un gemito, ma immediatamente, con un balzo di collera, egli si slanciò su Lip-Lip, e lo morse furiosamente.
Lip-Lip era, come si è detto, già avvezzo alla lotta: tre, quattro, sei volte le sue piccole zanne aguzze si accanirono su Zanna Bianca che, tutto sconcertato, finì coll’abbandonare la lotta e col rifugiarsi, vergognoso e dolente, presso sua madre, chiedendole protezione.
Fu quello il primo combattimento con Lip-Lip, ma non doveva essere l’ultimo, perchè da quel giorno essi si ritrovarono l’uno di fronte all’altro come nemici naturali, essendo ciascuno dei due d’una natura che era in eterno contrasto con quella dell’altro.
Kisce leccò con dolcezza il suo piccolo, e tentò d’impedirgli, d’allora in poi, di allontanarsi, ma la curiosità di Zanna Bianca andava aumentando di giorno in giorno.
Dimentico di quella disavventura, egli si rimise immediatamente in cammino, per proseguire nelle sue indagini.
S’imbattè in uno degli animali uomini, in Castoro Grigio, che, seduto sulle calcagna lavorava intorno a dei pezzetti di legno e dei fili di musco, sparsi al suolo davanti a lui.
Il lupetto si accostò e lo guardò. Castoro Grigio fece dei rumori con la bocca che il lupetto interpretò come segni non ostili, e si avvicinò più dappresso.
Donne e bambini portavano altri pezzi di legno e altri rami all’indiano. Si vedeva che quella era la loro faccenda, pel momento.