Infine fu vinto da vergogna, quando conobbe il risultato di quelle risate. Non è possibile spiegare come facciano certi animali a comprendere la natura del riso umano e a capire che noi ridiamo di loro; certo si è che il lupetto ebbe la chiara nozione che gli animali uomini si burlavano di lui e se ne vergognò.
Scappò, non tanto per il dolore delle bruciature, che provava, quanto perchè era punito nel suo orgoglio, vedendosi oggetto di scherno, e fuggì verso Kisce che si dimenava furibonda, tirando la punta del bastone, come una bestia arrabbiata; verso Kisce che era la sola creatura al mondo che non ridesse di lui.
Cadde il crepuscolo, seguì la notte, e Zanna Bianca rimaneva presso sua madre. Il naso e la lingua addolorate, lo facevano soffrire; ma soprattutto un’altra causa lo tormentava. Egli rimpiangeva la tana nella quale era nato, desiderava la quiete raccolta della caverna sulla rupe, sopra il torrente.
La vita era diventata troppo popolosa; lì c’erano troppi animali uomini, donne e bambini, che facevano un gran baccano irritante, e c’erano cani che abbaiavano e mordevano, che lanciavano urli ogni momento e producevano confusione.
La solitudine tranquilla della vita di prima, era finita. Lì persino l’aria palpitava di vita, in un incessante mormorio e ronzio, la cui intensità variava da un momento all’altro, e le cui note diverse, gli urtavano i nervi e gl’irritavano i sensi.
Egli ne era crucciato e preoccupato, e oltremodo stanco, e temeva continuamente qualche catastrofe.
Guardava muoversi e andare su e giù per l’accampamento gli animali uomini. Li osservava con rispetto, con quel senso di distanza che l’uomo interpone fra lui e gli dei ch’egli crea.
Nel suo oscuro cervello egli considerava gli uomini come gli uomini consideravano gli dei, e cioè come meravigliose creature, come esseri potenti che disponevano di tutte le forze dell’Ignoto.
Signori e padroni di tutto ciò che vive e di tutto ciò che non vive, essi costringevano alla ubbidienza tutto ciò che si muove, e comunicavano il movimento a tutto ciò che non si muove, facevano nascere dal musco e dal legno morto, la fiamma color del sole; la fiamma che viveva e mordeva.
Erano i creatori del fuoco, erano Dei!!