Poichè veniva ostacolato nel prendere, alla distribuzione dei pasti, la sua porzione quotidiana di carne e pesce, divenne un abile ladro.
Costretto a provvedersi da sè, egli riuscì così bene nello scopo, che divenne per le donne degli indiani, una vera calamità.
Imparò a strisciare nell’accampamento, come un serpente, a mostrarsi accorto, a conoscere in ogni occasione il modo migliore di comportarsi, a informarsi, con la vista e con l’udito, di tutto ciò che poteva interessarlo, per non essere preso alla sprovvista, e anche a ricorrere a mille artifizî per evitare il suo implacabile persecutore.
Quando quella persecuzione aveva raggiunto il massimo, egli giocò il primo tiro, giovandosi delle risorse della sua mente, e godendosi una saporita rivincita.
Come aveva fatto Kisce quando, essendo coi lupi, aveva adescato i cani per attirarli fuori dell’accampamento degli uomini ed esporli alla morte, così il lupetto, con un espediente analogo, riuscì ad attirare Lip-Lip sotto la mascella vendicatrice di Kisce.
Ritirandosi, ma seguitando a combattere, Zanna Bianca si trasse dietro il nemico fra le varie tende dell’accampamento; egli era per eccellenza corridore più rapido di tutti i cagnoli della sua grandezza, e più svelto di Lip-Lip.
Senza abbandonarsi a tutta la velocità che gli era possibile, egli si limitò a mantenere la distanza necessaria, quella d’un balzo circa fra lui e l’inseguitore.
Lip-Lip, eccitato dalla caccia e dall’imminenza della vittoria, perse tutta la sua prudenza, e non badò al punto dove si trovava; quando se ne accorse, era troppo tardi.
Dopo essere passato di gran carriera davanti all’ultima tenda, egli finì col capitare addosso a Kisce, legata al bastone, e lanciò un grido di stupore, ma già le zanne vendicatrici gli si conficcavano nelle carni. Sebbene Kisce fosse legata, non gli fu possibile liberarsi da lei che lo rivoltò sul dorso, con le zampe in aria, in modo da impedirgli di fuggire, e lo lacerò e straziò.
Quando finalmente, rotolandosi, potè mettersi fuori dall’attacco di lei, e rimettersi in piedi, si ritrovò tutto malconcio, ferito nel corpo e nell’animo, col pelo tutto strappato qua e là, pendente a ciuffi umidi, stracciati dai denti bavosi della lupa. Egli rimase là dove s’era rialzato e, spalancata la piccola gola, emise un lungo e lamentoso guaito di cane battuto. Ma non ebbe il tempo di finire il lamento, giacchè, a un tratto, Zanna Bianca, piombandogli addosso, gli piantò le zanne nei lombi.