Lip-Lip, che non aveva più forza per combattere, se la svignò vergognosamente verso la sua tenda, inseguito alle calcagna dalla sua vittima in altri scontri.
Quando egli giunse alla sua cuccia, accorsero le donne in suo aiuto, e il lupetto che sembrava un demonio, fu finalmente scacciato a furia di sassate.
Venne il giorno in cui Castoro Grigio, convinto che Kisce fosse ormai riavvezza alla vita con gli uomini, la slegò.
Zanna Bianca, quando vide che la madre aveva riacquistato la libertà, fu tutto contento e l’accompagnò festosamente in mezzo all’accampamento.
Lip-Lip, vedendolo alle costole della lupa, conservò una rispettosa distanza, e sebbene il lupetto s’irrigidisse tutto sulle zampe quando l’altro si accostava, e rizzasse il pelo, Lip-Lip faceva finta di non accorgersi della sfida.
Aveva una gran sete di vendetta, ma era troppo saggio per accettar la lotta in tali condizioni, e preferiva aspettare il giorno in cui fosse possibile incontrarsi da solo a solo con Zanna Bianca.
Quello stesso giorno, il lupetto e sua madre, andarono vagolando insieme, lungo i margini della foresta vicina all’accampamento.
Zanna Bianca vi aveva condotto Kisce a passo a passo, trascinandola avanti quando essa esitava. Il torrente, la foresta tranquilla lo chiamavano, ed egli si sforzò in tutti i modi perchè essa lo seguisse lontano. Correva qualche passo innanzi, poi si fermava e guardava indietro; ma essa non si muoveva.
Egli gemette lamentosamente e ringhiò, correndo a destra ed a sinistra sotto gli alberi folti, poi ritornò verso di lei, le leccò il muso e ricominciò a correre lontano. Ma essa non si mosse.
Allora egli rifece il cammino e la guardò con una specie d’implorazione ardente nello sguardo, che cadde quand’egli vide Kisce voltar la testa e fissar l’accampamento.